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Lucca

Sotto la tenda niente festa per chi lotta per il lavoro

Sotto la tenda niente festa per chi lotta per il lavoro

Dalla Panem di Altopascio all’Alce di Fornoli, giorno amaro per tanti operai Il sindacalista Braccini: «La disoccupazione mette a rischio anche le famiglie»

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LUCCA. L’altra Pasqua è quella di chi lotta anche nel giorno di festa per non perdere il proprio posto di lavoro, in difesa del salario e della dignità, con una famiglia da mandare avanti e un futuro pieno di nubi come il cielo di questi giorni.

Alla Panem si ritroveranno ancora una volta sotto il tendone, dove sulla studa sarà messo il solito pentolone per preparare il pasto agli operai che si alterneranno anche oggi al presidio sul piazzale dell’azienda. Che una volta, fino a qualche anno fa, era l’orgoglio del paese , s’identificava con la tradizione di Altopascio. Oggi invece è simbolo di lotta.

«Abbiamo trascorso qui Natale e Capodanno e adesso ci apprestiamo a passarci anche la Pasqua», dice Roberto, uno de 57 operai che dal 4 dicembre ruotano sotto il tendone. Per ora nessuno spiraglio di soluzione e neanche soldi, visto che non si è ancora visto un euro della cassa integrazione.

Il casoPanem non è l’unico in Lucchesia.

E’ la terza Pasqua che trascorrono con il solo sostentamento della cassa integrazione i 76 operai - e le loro rispettive famiglie - dell’Alce, l’ex cartiera di Fornoli destinata a diventare una centrale a biomasse. Il progetto è pronto, ma i migliori presupposti perché vedesse la luce sono saltati due anni fa, quando il governo Berlusconi, in piena opera di tagli, abbattè drasticamente l’importo dei certificati verdi. Un provvedimento che minò le basi per la costituzione di quella new.co. (acronimo per new company, nuova società) che doveva nascere, con un partner esterno alla società Alce che fa parte della multinazionale Silvateam). Da allora per gli operai (che all’epoca erano un centinaio, ed erano in cassa integrazione già dal lugno del 2009) il tempo si è fermato. «Siamo in stand-by - dice oggi con una punta di amara ironia Placido Gabelloni, Rsu dell’Alce -. Dopo il taglio dei certificati verdi, gli investimenti per la centrale si sono fermati. Adesso attendiamo che l’attuale governo emetta il nuovo decreto sulle energie rinnovabili. Se arriveranno fondi per chi opera in questo settore, possiamo sperare che finalmente il progetto della centrale prenda corpo e che in un futuro non lontano potremo riprendere a lavorare in questa nuova attività».

Nel frattempo, operai e rispettive famiglie vanno avanti come possono, da acrobati a far quadrare bilanci che poggiano su entrate da 700-750 euro al mese di cassa integrazione, che possono diventare, per alcuni periodi (quando l’Alce riprende la lavorazione del tannino) 1.300 se si lavora per un mese filato. «Siamo fermi dal luglio del 2009 - ribadisce Gabelloni - ma per ora non si vede la luce in fondo a questo tunnel. Gli incentivi del governo saranno determinanti. Se non ci saranno, dal primo gennaio 2013 saremo in mobilità. Ormai abbiamo esaurito tutti gli ammortizzatori sociali».

La lista dei lavoratori condannati a una Pasqua magra non si esaurisce purtroppo qui. Casi di grandi aziende a parte, sono tanti ex lavoratori di piccole imprese, estintesi nel silenzio, a bussare spesso alla porta del sindacato. Come racconta Massimo Braccini, segretario provinciale della Fiom, che racconta di questa inarrestabile processione. «Oltre che come sindacalisti - dice Braccini - ci troviamo spesso ad operare come assistenti sociali. Da noi viene la gente con le lacrime agli occhi, perché spesso al lavoro perduto si accavalla la fine di una famiglia o di un matrimonio».

Barbara Antoni

Fabrizio Tonelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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