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Dopo la grande paura riecco il fiume amico

Dopo la grande paura riecco il fiume amico

A due anni e mezzo dall’alluvione e già dieci milioni spesi in lavori con gli argini rinforzati si ricrea bellezza del paesaggio e luoghi di relax

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Non dovrà più far paura. Ma rallegrare, divertire, rilassare, essere luogo d’incontro e di cultura. Una grande distesa di verde e di acqua, frequentata e vissuta giorno e notte dalla popolazione. Molto di più e meglio di ora. Con nuovi argini - fortificati da piloni d’acciaio - accanto e sopra ai quali la gente potrà camminare o pedalare sulle piste ciclabili. Con i caselli – sede degli impianti idraulici come le idrovore – potenziati laddove sono ancora in funzione e restaurati, per essere poi aperti al pubblico, laddove non sono più attivi.

Un cantiere aperto. C’è tutto questo dietro ai lavori che l’amministrazione provinciale ha realizzato e sta realizzando sul Serchio e su alcuni torrenti del suo bacino nel tratto da Ponte S. Pietro fino al confine con Pisa. Un cantiere aperto da oltre due anni, da quando, cioè, il corso d’acqua seminò dolore e distruzione nell’ultima, devastante manifestazione della sua potenza: l’alluvione di Natale 2009 nelle zone di Ponte San Pietro, S. Maria a Colle, San Macario e Nozzano.

Dall’alluvione alla rinascita. Da quei momenti terribili è partita la rinascita del fiume. Finora la Provincia, grazie anche a consistenti finanziamenti della Regione, ha investito quasi 10 milioni per lavori già conclusi. Circa 4,5 ne serviranno per concluderne altri, partiti pochi giorni fa e la cui fine è prevista entro ottobre, prima delle piogge autunnali. Con il presidente Stefano Baccelli e l’ingegnere Gennaro Costabile, dirigente della Difesa del suolo, siamo andati a vedere le tappe di questa rinascita: da quella già iniziata a quella in divenire.

Il viaggio. Una barriera all’acqua. Il primo intervento di massima urgenza, subito dopo l’alluvione, si concentrò sul punto di rottura, oltre 1 metro di argine portato via dalla furia dell’acqua a Ponte San Pietro. Qui è stata realizzata una sorta di barriera con grossi pali d’acciaio (tecnicamente palancole) a sorreggere il poggio. I lavori sono poi proseguiti – siamo sulla destra idraulica del fiume – con una totale risistemazione e rifacimento ex novo di argini murati da Ponte San Pietro fino alla confluenza con il torrente Contesora. «Dai tempi di Nottolini – sottolinea Baccelli – non erano mai stati toccati».

In cemento armato. Anche in questo caso palancole e cemento armato sono l’ossatura dei muri, che sono stati anche innalzati. La sponda sinistra. I lavori del cosiddetto primo lotto – finiti a marzo dello scorso anno – hanno riguardato contemporaneamente la sponda sinistra. Meno impegnativa perché già dotata fin dalle origini di due argini – Nottolini aveva pensato a proteggere Lucca dalle alluvioni e aveva lasciato l’Oltreserchio come sfogo al fiume – non aveva bisogno di interventi strutturali e quindi è stata solo allargata.

I nuovi interventi. Da pochi giorni c’è un nuovo cantiere. Che condurrà – entro ottobre – al termine dei lavori sia all’argine destro che sulla sponda sinistra. Per quanto riguarda l’intervento che riguarda il tratto da S. Maria a Colle a Nozzano, ricalcherà quanto già fatto. Sono già all’opera enorme gru che sollevano gli enormi piloni d’acciaio – pesanti ciascuno 1 tonnellata e lunghi 10 metri – che con un sistema di percussione e vibrazione vengono piantati nel terreno. Sulla sponda sinistra, da Nave a Cerasomma, si lavorerà invece all’allargamento del doppio argine, dove verranno create anche le piste ciclabili.

Il vecchio casello. Nella parte sinistra del fiume è previsto, inoltre, il recupero di un casello idraulico non più funzionante: le vecchie Cateratte di Cerasomma. Un edificio che risale all’Ottocento e che verrà ristrutturato per diventare un centro multimediale, aperto alla cittadinanza, circondato da un parco e raggiungibile con la pista ciclabile. Non è il primo casello ad essere interessato da lavori. I più importanti sono stati fatti alle Cateratte di Nozzano, dove, oltre alla ristrutturazione del fabbricato, è stata realizzata una nuova idrovora che ha messo in sicurezza quella parte ad altissimo rischio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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