Il dolore
Pascoli scelse Barga per rinascere
Il sottosegretario ai Beni culturali e tante autorità ricordano l’autore a un secolo dalla morte. Inaugurata la terrazza Mariù
BARGA. «Barga è la patria di quasi tutta l'opera mia».
E’ iniziata così, con le parole del Pascoli pronunciate nella piazza del Comune di Barga nel 1911, la commemorazione ufficiale del centenario della morte di Giovanni Pascoli.
Alla presenza di numerose autorità, ad iniziare dal sottosegretario ai beni e le attività culturali Roberto Cecchi, (il ministro Lorenzo Ornaghi è rimasto a Roma per partecipare al Consiglio dei ministri), è stato ricordato il poeta nativo di San Mauro di Romagna ma vissuto per ben diciassette anni sul Colle di Caprona, a Castelvecchio.
«Nelle poesie del Pascoli che a scuola mi hanno fatto imparare a memoria - ha affermato il sottosegretario Cecchi - c’è la nostra nazione: è in quelle storie, in quei documenti, in quelle poesie, in quella letteratura. Queste poesie hanno costituito e costituiscono l’identità di questa nazione».
Il professor Umberto Sereni, già sindaco di Barga, ha ricordato come il teatro dei Differenti, dove si è svolta la cerimonia, sia un luogo pascoliano. «Proprio qui dentro – ha affermato il professor Sereni – Giovanni Pascoli pronunciò lo storico discorso de “la grande proletaria si è mossa”».
E poi ha spiegato le ragioni per cui il Pascoli decise di venire nella Media Valle del Serchio. «In una dichiarazione che Pascoli fa al giornalista Oietti nel settembre del 1894 si comprende perché decise di venire a vivere a Castelvecchio: “il mondo così com’è va alla disperazione – affermò il poeta – per salvarlo bisogna vivere in campagna, come fece Virgilio e io voglio fare come lui”».
L’incontro con Barga – continua Sereni - «glielo procurò il professor Giuliani, che è stato anche sindaco, al quale Pascoli disse “vai su, da dove vieni, e cercami un posto”. In una lettera del 1 maggio 1895 Giuliani gli descrive alcune case che ha trovato a Filecchio e della casa di Castelvecchio, poi scelta dal poeta. Il Pascoli per venire a stare a Castelvecchio – ha concluso il Sereni - sceglie una data simbolica: il 15 ottobre, giorno della nascita di Virgilio. “Io vengo a Barga per rinascere”: questo disse Pascoli”».
Prima della commemorazione ufficiale nel teatro dei Differenti, si è svolta la cerimonia di intitolazione della “terrazza Mariù Pascoli” nella casa museo di Castelvecchio dove ha preso la parola la senatrice Mariapia Garavaglia, portando anche un ricordo familiare legato al poeta.
«Ho scoperto due giorni fa parlando con mia suocera che la nonna di mio marito, Maria Zamboni, ha studiato con Giovanni Pascoli ed è stata anche sua assistente».
La senatrice ha concluso il suo intervento ricordando una frase del poeta, tratta dalla poesia “La mia sera”, che è a suo avviso adatta per il difficile periodo che stiamo vivendo. La frase è la seguente: “La nube nel giorno più nera fu quella che vedo più rosa nell’ultima sera”.
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