Il dolore
Arrestato per aver venduto la cocaina a una famiglia
Domiciliari per Alessandro Discetti accusato di essere il tramite dei Tranchino che si occupavano di spacciare la droga nel centro storico e nella periferia
LUCCA. Per procura e polizia non ci sono dubbi. Alessandro Discetti, originario del quartiere Forcella a Napoli e residente a Viareggio, era uno dei principali fornitori di cocaina della famiglia Tranchino finita nei guai la scorsa estate nell’ambito di un’inchiesta legata allo spaccio di droga in centro storico e nell’immediata periferia. L’uomo, cognato di Vincenzo Saetta (ritenuto il capo di un’organizzazione criminosa e finito in manette nel corso dell’operazione Dedalo), si trova agli arresti domiciliari su richiesta del sostituto procuratore Sara Polino firmata dal gip Giuseppe Pezzuti. Adesso gli inquirenti dovranno cercare di capire dove e da chi a sua volta si riforniva di stupefacente Discetti residente nel quartiere Varignano a Viareggio.
Secondo la squadra Mobile, diretta dal dottor Virgilio Russo, il quantitativo di cocaina che Discetti cedeva alla famiglia Tranchino era di diverse centinaia di grammi di stupefacente ogni volta.
La famiglia Tranchino, per l’accusa, si riforniva di cocaina dal quartiere Scampia a Secondigliano, ma successivamente per comodità logistiche aveva scelto come fornitore Discetti.
L’inchiesta della Mobile risale alla scorsa estate e portò all’individuazione di un’organizzazione criminale composta da tredici persone e dedita allo spaccio di cocaina con alcuni compartecipi accusati anche di sfruttamento della prostituzione, ricettazione e favoreggiamento personale.
A capo dell’organizzazione la famiglia Tranchino composta da Enrico, 39 anni, ritenuto la testa pensante del gruppo, la moglie Eleonora Marcangelo, 41 anni e la mamma Concetta Gallo di 57. Enrico Tranchino nel mese di febbraio è stato condannato con rito abbreviato davanti al gup Marcella Spada Ricci a una pena di 5 anni e 4 mesi di reclusione mentre le due donne del clan sono state condannate, sempre in abbreviato, a 4 anni e 4 mesi di reclusione.
La droga, per l’accusa, veniva spacciata in Corso Garibaldi, uno dei luoghi della movida cittadina, ma anche in locali e centri d’aggregazione della Piana e della periferia.
Facevano parte a pieno titolo dell’organizzazione, sempre secondo polizia e procura, Antonio Pennino e Luigi Burgio, 34 anni, originario di Canicattì che nel proprio appartamento faceva prostituire la convivente fornendo i «vestiti da lavoro» e appoggio logistico. Altre due persone di origine campana sono state denunciate per ricettazione: entrambi avrebbero ricevuto da Pennino cellulari I-phone con marchi contraffatti che arrivavano da Napoli e che loro provvedevano a smerciare in Toscana ad ignari e sprovveduti acquirenti.
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