Gioco
La coca con i bignè, sgominata la gang che riforniva la Piana
Secondo i carabinieri che hanno arrestato 12 persone una pasticceria di Porcari era al centro dello smercio
PORCARI. La cocaina nel vassoio con i bignè e i babà. Aveva trovato un modo originale per smerciare la droga una gang composta in prevalenza da giovani albanesi che è stata smantellata dai carabinieri del reparto operativo e nucleo investigativo. Tredici le persone per cui sono state emesse le ordinanze di custodia cautelare, dodici delle quali eseguite all’alba dai militari. Il centro di smistamento dello stupefacente è stato individuato dai carabinieri in una pasticceria di Porcari, co-gestita dall’unico italiano finito in manette,
Nicola Mastrantuono, 39 anni, originario di Potenza ma residente a Monte San Quirico, in via per Camaiore. Gli altri soci del locale sono estranei ai fatti, tanto che l’attività della pasticceria procede.
L’avvocato Nicola Frezza, difensore della società che gestisce il locale sostiene che «non esiste alcun nesso di occasionalità necessaria tra l’attività economica svolta dalla mia cliente e fatti di tutt’altro genere e natura che vedono coinvolto in maniera del tutto marginale un socio della stessa, che comunque proverà la propria estraneità ai fatti».
L’inchiesta. Proprio il giro di giovani che una decina di mesi fa si era sviluppato intorno al negozio ha fatto partire l’inchiesta: tra questi infatti i carabinieri notarono subito alcuni ragazzi conosciuti e già segnalati come consumatori di droga. Un viavai un po’ a tutte le ore.. A quel punto i militari della stazione hanno segnalato la vicenda ai colleghi del nucleo investigativo ed è partita una indagine che si è concentrata su un gruppo di giovani albanesi, tutti residenti a Porcari, inseriti nel tessuto sociale, stranieri cosiddetti di seconda generazione, che vivono da tempo in Italia con le famiglie. Quasi tutti impiegati nell’edilizia. In realtà, secondo gli accertamenti, questo gruppo aveva messo in piedi un’attività di rifornimento e smercio di droga, in particolare cocaina, che veniva acquistata sulla piazza di Brescia, dove i prezzi sono più favorevoli, o in caso di necessità reperita attraverso un connazionale residente a Monsummano.
La holding dello spaccio. Una sorta di holding dello spaccio, che fruttava un giro di affari di circa 150mila euro. E se oltre alla cocaina c’era bisogno anche di hashish, venivano contattati due marocchini, in grado di provvedere rapidamente ai rifornimenti. Il monitoraggio della pasticceria ha consentito agli uomini del nucleo investigativo – hanno raccontato in conferenza stampa il colonnello Fedele, comandante della Compagnia; il tenente colonnello Zaccariello e il capitano Pennisi – di scoprire che dietro gli acquisti di dolciumi in realtà c’era il giro di droga.
La contabile. Nelle maglie dell’inchiesta è finita anche una donna, Elinda Kacanja, 28 anni, residente a Segromigno in Monte, che secondo i carabinieri teneva la contabilità e pianificava gli acquisti, movimentando mediamente ogni mese 2 etti di cocaina e 10 di hashish per un valore di 24mila euro. La giovane teneva anche rapporti con istituti bancari, dove aveva acceso diversi conti correnti.
Consumatori vip. Tra i consumatori, i clienti abituali del bignè con la droga, i militari hanno individuato 43 persone: tra di loro professionisti e commercianti, appartemente a fasce sociali medio-alte. L’atto finale dell’operazioni, gli arresti, hanno impegnato 55 carabinieri dei comandi provinciali di Lucca, Pistoia e Brescia, oltre a unità cinofile di Pisa e Orio al Serio (Bergamo). L’indagine è stata coordinata dal sostituto procuratore Giannini e le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Silvestri.
Fabrizio Tonelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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