Finanza
Caselli ha stregato i lucchesi
Pieno da grandi occasioni all’incontro con il procuratore capo di Torino
LUCCA.
Nessun No Tav, come due giorni fa a Pietrasanta. Tanti lucchesi, invece. Straordinariamente tanti per una domenica mattina, per di più nel giorno della ricorrenza delle Palme e con un clima mite più adatto alle gite che alle conferenze. E tutti attenti, straordinariamente coinvolti tanto da non tossire mai, né alzarsi, né bisbigliare.
Due ore con Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino, nella chiesa di San Cristoforo in via Fillungo, chiamato dalla libreria Ubik a presentare il suo libro “Assalto alla giustizia”. Due ore intense, per le quali lo stesso magistrato, alla fine, ha ringraziato tutti, applaudendo a sua volta quelli che lo hanno applaudito a lungo. Prima di parlare del libro - scritto con il figlio Stefano, giornalista, e con la prefazione di Andrea Camilleri – Caselli si è intrattenuto con i cronisti che gli hanno chiesto delle contestazioni dei No Tav di cui è stato bersaglio anche due giorni fa a Pietrasanta. «E' difficile abituarsi allo squadrismo. Ragazzotti che vogliono impedire la circolazione delle idee e il dialogo - risponde - e fanno prevalere la violenza verbale. Uno squadrismo che nasce dall'ignoranza. Dovrebbero leggere di più invece di urlare». L'assalto alla giustizia di cui Caselli scrive nel libro - con lui a parlarne Fabio Origlio, sostituto procuratore a Lucca – è quello iniziato nel 1994, dopo le stragi Falcone e Borsellino, con la deligittimazione della magistratura. «Una stagione – sottolinea tra l'altro il magistrato – in cui i giudici erano sulla cresta dell'onda, dopo Tangentopoli. Ma è in quel momento che iniziano le inchieste su chi conta, sui politici, su Berlusconi. E’ in quel momento che diventa possibile che la legge sia uguale per tutti. Ecco allora la strategia, non solo attraverso gli insulti e le falsità, ma anche con le leggi ad personam».
Paola Taddeucci
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