La manifestazione
Pensioni, taglio del 22% per quelle basse
Allarme dell’Inac per migliaia di giovani della provincia: «Il sistema contributivo penalizza tutti i nati dopo il 1980»
LUCCA. Allarme pensioni per i giovani. E per le categorie di lavoratori con uno stipendio medio o basso. Con il passaggio dal sistema retributivo al contributivo, le persone con un reddito lordo annuo fino a 40mila euro si vedranno decurtare la pensione di oltre il 22%. E la tendenza alla riduzione prosegue fino ai redditi lordi annui di 80mila euro. Oltre, invece, il sistema contributivo premia i lavoratori «ricchi», come li definisce il patronato Inac: basta pensare, ad esempio, che le persone con reddito annuo superiore a 400mila euro, si vedranno aumentare la pensione di oltre il 41%.
Il patronato si dice preoccupato di questo andamento contro il quale - si rammarica il responsabile, Libero Seghieri - non si sono pronunciati neppure i sindacati, da quando è stato trasformato il sistema previdenziale con la riforma Dini. Questa riforma prevedeva il calcolo della pensione con il solo sistema contributivo (in base ai contributi versati) per chi al 1° gennaio 1996 fosse privo di anzianità contributiva; prevedeva un regime misto - contributivo e retributivo - per chi al 31 dicembre 1996 avesse versato meno di 18 anni di contributi, mentre applicava il sistema retributivo (pensione calcolata sullo stipendio percepito) a chi al 31 dicembre 1995 avesse già versato 18 anni di contributi. Il governo Monti, però, ha completato questa riforma e ha introdotto l’obbligo di calcolare per tutti, compresi quelli che al 31 dicembre 1995 avessero già versato 18 anni di contributi, la quota di pensione maturata dal 1° gennaio 2012. «Ma se questa manovra incide in modo molto lieve sulle pensioni di chi al 31 dicembre 1995 avesse già versato 18 anni di contributi - specifica Libero Seghieri - si rivelerà devastante per i lavoratori con anzianità ridotta o senza anzianità».
L’allarme. In pratica - precisa Seghieri - i problemi di grandi «si dovranno affrontare per tutti i lavoratori nati dopo il 1980 che, con il sistema contributivo, si vedranno ridurre le pensioni. A meno che non abbiano una retribuzione alta o altissima: in quel caso, infatti, saranno premiati dal sistema contributivo, come si vede nei calcoli, reali, che come patronato abbiamo già fatto. E che riportiamo in tabella. L’esempio più eclatante è proprio quello di un manager con uno stipendio di 400mila euro che, con il sistema contributivo, andrà a riscuotere circa 5.500 euro di pensione in più di quella che gli sarebbe spettata con il sistema retributivo.
Chi ci guadagna. Con il sistema contributivo, dunque ci guadagneranno i ricchi. Le persone con redditi da lavoro superiori ai 100mila euro. In base ai calcoli del patronato, infatti, si vede che un professionista con un reddito di 100mila euro percepirà una pensione più alta dello 0,3% con il sistema retributivo. Il guadagno si fa più evidente, però, con gli stipendi più alti. Chi ha un reddito di 200mila euro, infatti, potrà contare su una pensione più alta del 24% grazie al sistema contributivo. E per i redditi di 400mila euro, l’aumento è del 41%.
Chi ci perde. Decine di migliaia di lavoratori in tutta la provincia. Soprattutto i giovani. Per tutte le fasce fino a 40mila euro , infatti, il passaggio da sistema retributivo a contributivo, comporta una riduzione del 22% della pensione a parità di reddito. Ma i nuovi poveri - secondo la definizione dell’Inac - non sono solo i precari, con redditi annui fra 10mila e 18-19mila euro l’anno. Sono anche gli operai, gli impiegati, i funzionari di livello più basso. Ad esempio - conferma Libero Seghieri - nella fascia di reddito di 20mila euro l’anno rientrano tutti quei lavori manuali di persone sprovviste di qualifiche specifiche. Si va, insomma, dagli operai non specializzati agli impiegati e dipendenti senza qualifiche. Nella fascia dei 40mila euro, però, rientrano già gli operai specializzati, i dipendenti di livello medio. La maggior parte, insomma dei lavoratori della privincia «che pagano - conclude Seghieri - l’eliminazione di unsistema pensionistico basato sulla solidarietà e la redistribuzione del reddito».
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