Il dolore
Tia, esplode la richiesta di rimborsi Iva
Sistema ambiente rischia di dover restituire da 10 a 12 milioni per l’imposta applicata sulla tariffa dal 2003 al 2010
LUCCA. Esplode la richiesta di rimborsi dell’Iva pagata sulla Tia, la tariffa di smaltimento dei rifiuti. Ogni giorno, Sistema ambiente - la società che gestisce raccolta e smaltimento - riceve una decina di lettere di contribuenti che reclamano la restituzione dell’Iva pagata per il servizio fino al 2010. Ma se venisse confermato l’obbligo di rimborso, Sistema ambiente rischierebbe il tracollo: dovrebbe restituire da 10 a 12 milioni di Iva che ha già versato allo Stato.
L’Iva - fa presente la società - è obbligatoria sulla “Tia 2”, istituita nel 2006 con una legge che ha sostituito il decreto Ronchi del 1997 che istituiva la “Tia 1”. Il Comune ha adottato la Tia 2 nel 2011. Perciò per le fatture emesse dall’anno scorso non è possibile reclamare rimborsi. Diverso, il discorso per le fatture emesse dal 2003 al 2010. Ma se Sistema Ambiente fosse costretta a questo rimborso - annuncia il direttore, l’ingegner Roberto Paolini - sarebbe costretta a scaricare sulle fatture l’Iva per tutti i costi sostenuti per garantire il servizio, a diffirenza di quanto successo finora
Rimborsi. Il 9 marzo, la Cassazione ha ribadito che l’Iva sulla Tia non deve essere pagata. Tuttavia - precisa Sistema ambiente - la sentenza «si riferisce solo alla tariffa disciplinata dal decreto Ronchi (Tia 1) mentre per la tariffa prevista dal decreto legislativo 152/2006 (Tia 2) rimane valida la normativa del 2010 che ne stabilisce la natura di corrispettivo. Il Comune ha adottato tale tariffa dal 2011: pertanto la recente sentenza non riguarda le fatture dal 2011».
Per l’Iva pagata dai contribuenti dal 2003 al 2010 è diverso. Corte Costituzionale e Cassazione la dichiarano illegittima, al contrario di quello che è stato precisato in una circolare del 2010 dal ministero delle Finanze. «Oggi - sostiene Paolini - la confusione è massima. Perciò Sistema ambiente, con le altre imprese di igiene ambientale che operano in regime di tariffa e sono riunione in associazione, rimane in attesa di norme legislative chiare sull’assetto definitivo della tariffa. Noi ci adegueremo agli aggiornamenti normativi e li comunicheremo agli utenti. Ma dobbiamo ricordare che l’Iva riscossa da Sistema ambiente, viene versata allo Stato. Pertanto, in caso di richiesta di rimborso su Sistema ambiente verrebbe a gravare un onere che dovrebbe essere, almeno in parte, imputato allo Stato» .
Le cifre. Nell’ultimo anno, Sistema ambiente ha emesso fatture per circa 18 milioni. L’Iva al 10% vale 1,8 milioni. Considerando l’evasione, si calcola un incasso effettivo di circa 16 milioni q, quindi, un’entrata da Iva di circa 1,6 milioni. Il gettito non è stato sempre lo stesso perché non è stato lo stesso, negli anni passati, il costo del servizio. L’ipotesi, comunque, è che dal 2003 al 2010 Sistema ambiente dovrebbe trovarsi a restituire fra 10 e 12 milioni ai propri utenti.
Contenzioso. Per chiedere il rimborso dell’Iva ed evitare la prescrizione del diritto alla restituzione, i contribuenti possono inviare la domanda a Sistema ambiente con una raccomandata. «Il problema - osserva Paolini - è che ci stanno arrivando anche lettere di avvocati che avviano un contenzioso su una materia non ancora definita. Pur senza voler limitare la libertà degli utenti, suggeriamo di rivendicare il diritto al rimborso con la sola raccomandata, evitando spese legali. Anche perché, in caso di contenziosi, noi andremo fino in Cassazione».
Controffensiva. Se dovrà restituire l’Iva della Tia, Sistema ambiente annuncia che scaricherà per intero sugli utenti i costi sostenuti per garantire il servizio. L’esempio di Paolini è classico: «Finora quando compravamo un camion, nelle fatture dei contribuenti veniva riversato il costo del mezzo, Iva esclusa. In futuro, il costo potrebbe essere scaricato per intero, Iva compresa. Ma non ci sono alternative. Il bilancio della società deve chiudere in pareggio».
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