Il Tirreno

Lucca

Tre banditi disarmati rapinano l’ufficio postale

di Luca Tronchetti
Tre banditi disarmati rapinano l’ufficio postale

Con il volto coperto dal passamontagna minacciano di morte gli impiegati, s’impossessano di 8500 euro e fuggono dopo averli rinchiusi nel bagno

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LUCCA. Due anni e mezzo dopo l’ultimo colpo i banditi assaltano l’ufficio postale di via Nottolini a San Concordio. E anche stavolta - esattamente come il 25 settembre 2010 - lo fanno senza mostrare coltelli, trincetti o pistole. Semplicemente minacciando di morte l’impiegato che sostituisce il direttore in ferie quando lui e la collega presente in ufficio all’ora di chiusura inizialmente si rifiutano di aprire i cassetti e consegnare i soldi. Di fronte però a tre individui con spiccato accento campano - uno a volto scoperto, ma due con la faccia celata da passamontagna - che hanno modi bruschi e che, nascosto nelle tasche dei giacconi, potrebbero avere un revolver e usarlo allora preferiscono non rischiare. Mollano la presa e alla fine i rapinatori fuggono con un bottino di 8500 euro. Inferiore rispetto a quello racimolato - dalla stessa o da un’altra gang - nel settembre 2010 (14500 euro).

I fatti. Sono le 13,50. Alle poste di San Concordio ci sono il sostituto direttore, un’impiegata e un tecnico addetto a riparare la porta consensuale che si è rotta. Proprio in quel frangente arriva l’autista addetto al ritiro o alla consegna di pacchi, ricevute e altre missive all’ufficio postale di via Nottolini. L’impiegata apre la porta di sicurezza spingendo il maniglione antipanico. Non fa in tempo a chiudere che, alla velocità di un razzo, spunta uno dei banditi. Volto scoperto età apparente 25-30. Spinge all’interno l’addetto della ditta esterna alle poste e fa entrare i suoi complici: due rapinatori con il volto coperto da passamontagna e con il cappuccio del giaccone calato in testa. L’impiegato che fa le veci del direttore, la dipendente, il tecnico e l’addetto esterno sono in balia dei malfattori.

Minaccia di morte. Vogliono tutti i soldi. Inizialmente c’è un tentativo di resistere da parte del direttore facente funzioni. «Se non mi dai i soldi ti sparo, t’ammazzo» dice urlando uno dei banditi senza mostrare coltelli o pistole, ma facendo capire di essere armati. A quel punto i due dipendenti delle poste cedono e in pochi minuti i rapinatori arraffano i soldi che trovano nei cassetti: poco più di 8500 euro. A quel punto spingono i quattro «ostaggi» all’interno del bagno dell’ufficio. Chiudono la porta a chiave e scappano con il malloppo. Passano 3-4 minuti prima che i quattro, sfondando la porta, riescano ad uscire e ad avvertire il 113. Sul posto arriva una volante della polizia. La scientifica effettua i rilievi alla ricerca di elementi utili mentre la squadra Mobile, diretta dal commissario Virgilio Russo, effettua i primi accertamenti per capire se vi siano testimoni che hanno visto uscire dallo sportello postale i banditi con il volto travisato. L’ufficio non è dotato di telecamere e non sarà facile arrivare all’identificazione dei responsabili.

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