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Lucca

La spiegazione del sindaco

Soldi usati per finanziare le opere pubbliche

Soldi usati per finanziare le opere pubbliche

LUCCA. Usati per finanziare opere pubbliche. A questo sono serviti (e serviranno) i 400mila euro che il Comune sta incassando dalla società Safill per aver rinunciato al diritto di usufrutto sul...

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LUCCA. Usati per finanziare opere pubbliche. A questo sono serviti (e serviranno) i 400mila euro che il Comune sta incassando dalla società Safill per aver rinunciato al diritto di usufrutto sul parcheggio interno della ex fabbrica di recipienti di latta, oggi al centro di una nuova inchiesta che coinvolge ex amministratori, manager e tecnici privati.

L’operazione - dice Mauro Favilla - è stata confezionata dal direttore generale, Massimiliano Volpi (oggi indagato) e proposta alla giunta che l’ha votata. Del resto - sottolinea il sindaco - la normativa «ci consente di monetizzare (farsi pagare) un diritto di cui non usufruiamo. Nel caso specifico, la convenzione sottoscritta al momento della trasformazione della fabbrica in negozi, appartamenti e uffici prevedeva che il Comune usufruisse a titolo gratuito per 27 anni di una porzione del parcheggio realizzato a servizio del complesso di viale Giusti». Il valore della rinuncia a questo diritto, per il Comune è di 400mila euro e i soldi «sono stati utilizzati - riprende Favilla - per realizzare opere inserite nel piano triennale dei lavori pubblici, che avevamo pensato di finanziare con l’alienazione di immobili comunali che, invece, non siamo riusciti a vendere». D’altro canto - aggiunge Favilla - per il Comune non aveva «alcun senso continuare a gestire un parcheggio poco utilizzato che, oltretutto, ci costava molti soldi di manutenzione. A un passo da quella zona, infatti, ci sono gli stalli di viale Giusti che restano vuoti nonostante le tariffe bassissime. Era impensabile convincere le auto a sostare nel parcheggio interno alla ex Safill dove avremmo anche dovuto investire decine di migliaia di euro per la recinzione, l’installazione delle sbarre che regolamentano l’accesso, e piazzare le telecamere di sorveglianza». Visto che Metro, la società di gestione dei parcheggi a pagamento, non ha ritenuto conveniente l’operazione, il Comune ha rinunciato all’usufrutto dell’area di sosta.

La decisione è stata deliberata a marzo 2011 dalla giunta, nonostante l’operazione immobiliare sia stata realizzata con un piano attuativo approvato dal consiglio comunale. «L’atto - conclude Favilla - è passato di giunta perché non siamo in presenza della vendita di un bene, ma solo della rinuncia al diritto di usufrutto su una struttura che, dopo 27 anni, sarebbe tornata nella piena disponibilità del legittimo proprietario e cioè la società che ha trasformato il complesso industriale. A farci notare la differenza è stato il direttore generale che ha istruito la pratica e l’ha sottoposta all’amministrazione comunale. Noi, fino a quando non è arrivata in giunta, non l’avevamo neppure vista». (i.b.)

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