Finanza
Partecipazioni del Comune all’asta
La legge obbliga a una procedura che costa più dei mille euro di quota all’incanto
BORGO A MOZZANO. Un’asta pubblica per cedere mille euro di quote in Lucca Holding Servizi. E’ la strada scelta dal Comune per “spogliarsi” di una partecipazione di cui, secondo una normativa specifica (la legge 244 del 2007, articolo 3), il Comune non ha bisogno perché svolge servizi che non hanno interesse per l’ente stesso. Ma, come spiega il sindaco Francesco Poggi, si tratta anche di un atto proiettato verso il futuro, quando, «come più leggi stanno già delineando, i Comuni non potranno più avere partecipazioni in società esterne. Oltretutto, una partecipazione comporta un rischio: se la società fallisce, i soci vengono chiamati a rifondere i debiti. E’ per questo che non sottoscrissi le quote di Gaia».
Al momento, spiega il responsabile dell’ufficio tributi, dottor Lino Paoli, il Comune di Borgo a Mozzano, detiene, quanto a partecipazioni, lo 0,5% in Sistema Ambiente, lo 0,60 in Clap, l’1,41% in Erp e l’1% in Lucca Holding. Le prime tre società svolgono una attività di interesse per la collettività borghigiana, dal momento che gestiscono, rispettivamente, il ciclo dei rifiuti, il trasporto pubblico e l’edilizia pubblica. Lucca Holding svolge, tra le altre, servizi di recupero crediti: ma il pacchetto servizi il Comune di Borgo lo effettua, da un po’ di tempo, con una società in-house, la Borgo Servizi, di cui detiene il 100%.
Fare ordine nelle sue partecipazioni, ovvero vendere le quote di Lucca Holding Servizi avrà un costo per l’ente: dalle procedure di pubblicità del bando di asta pubblica, alla raccolta delle domande di partecipazione (che dovrebbero giungere entro dopodomani), all’asta, che il 2 aprile impegnerà più addetti. E con molte probabilità l’asta andrà deserta: difficile trovare un privato desideroso di accaparrarsi la quota da mille euro. Risultato: gli altri soci di Lucca Holding Servizi (i Comuni di Lucca, Altopascio, Vergemoli) potranno avocarsi le quote esercitando il diritto di prelazione.
Barbara Antoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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