Gioco
L’azienda doveva mettersi in sicurezza o cambiare sede
PESCAGLIA. Entro il 15 settembre 2011 la Ste.Mar, azienda di smaltimento pneumatici, avrebbe dovuto presentare (ad Arpat, Provincia, Autorità di bacino) un piano di “misure compensative transitorie”...
PESCAGLIA. Entro il 15 settembre 2011 la Ste.Mar, azienda di smaltimento pneumatici, avrebbe dovuto presentare (ad Arpat, Provincia, Autorità di bacino) un piano di “misure compensative transitorie” per fronteggiare una situazione di pericolosità idraulica che gli enti competenti le avevano contestato, per via della sua collocazione, lungo il corso del torrente Pedogna (affluente del Serchio, ndr). Ma quel piano, spiegano oggi dall’Autorità di Bacino del Serchio «non è mai stato presentato». Al momento in cui si è verificato l’incendio (ottobre 2011) che ha distrutto il sito industriale, «stavamo valutando gli interventi da attuare - spiega ancora l’Autorità di Bacino -. La ditta aveva cominciato a comunicare provvedimenti di mitigazione del rischio idraulico, ma non in modo definitivo. Sono interventi costosi, come difese di sponde e arginature, ma necessari in casi del genere. L’alternativa, per l’azienda, è cambiare sede».
La situazione di rischio idraulico era conseguente alle previsioni del piano di assetto idrogeologico (Pai) del Serchio entrato in vigore tra il 2004 e il 2005: la Ste.Mar era nata da poco all’epoca. In caso di esondazione del Pedogna, il rischio contemplato dal Pai era che prodotti di lavorazione della Ste.Mar sarebbero potuti confluire nel torrente, inquinandone le acque.
Del resto, già la Provincia tra luglio e agosto 2011 aveva ipotizzato il divieto di prosecuzione di attività nei confronti della Ste.Mar, anche sulla base di dubbi manifestati dall’Arpa sull’opportunità della permanenza dell’attività in quel sito industriale. Il divieto era stato sospeso in attesa del piano di contenimento del rischio.
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