Sicurezza
Art. 18, sciopero nella grande distribuzione
La Filcams Cgil proclama l’agitazione per domani, oggi si fermano i dipendenti della Snai
LUCCA. Domani i dipendenti della grande distribuzione in provincia di Lucca si fermeranno due ore, le ultime di ogni turno, per protestare contro la soppressione dell’articolo 18. Lo sciopero è stato proclamato dalla Filcams Cgil che si dichiara contro la propostadel governo Monti.
«Le aziende, con la scusa della crisi - dice il segretario della Filcams, Massimiliano Bindocci - licenzieranno impunemente i lavoratori meno produttivi, i più anziani, i malati o quelli che semplicemente hanno più problemi familiari, oltre quelli che oseranno dire “no” e “non posso”. La Cgil non ci sta. Si cancella così la dignità di milioni di lavoratori».
Secondo il sindacato «aderire a tutte le iniziative affinché questa proposta non passi in Parlamento è un obbligo morale di ogni persona di buona volontà».
Intanto oggi in tutto il gruppo Snai sono indette due ore di sciopero (le ultime 2 di ogni turno) per protestare contro una procedura di mobilità (licenziamento collettivo) aperta dall'azienda a Roma in Festa srl, in cui l'azienda non ha mostrato nessuna volontà a favorire soluzioni nonostante tutta la disponibilità della Cgil. Si vuole in realtà licenziare e punire chi -dice la Cgil - trovando ragione anche nei tribunali, si è opposto ad un tentativo di destrutturare il Ccnl applicato.
«Quello che si denuncia - prosegue la Cgil - è un atteggiamento del gruppo Snai - e del nuovo gruppo dirigente - di assoluta indisponibilità a soluzioni condivise, preferendo la logica della forza e dell'arroganza, e facendo pagare questo prezzo a 12 persone tra madri, padri uomini e donne che hanno avuto la “colpa” di dire non essere d'accordo ad una unilaterale riduzione di salario e diritti.
«Questo fatto aumenta la preoccupazione, soprattutto a seguito dei nuovi assetti societari, per il futuro del gruppo e le prospettive occupazionali sul territorio, tenuto conto del fatto che ad oggi non c'è un piano industriale e ci sembra di capire ci sia anche poca disponibilità a confrontarsi».
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