Proteste
I pazienti crescono al ritmo del 12%
In Lucchesia oltre 900 malati, poi ci sono coloro che sono solo allergici
LUCCA. Circa 900 diagnosticati nel territorio dell’Asl2, 27 ristoranti affiliati all’Aic, corsi di cucina e formazione per ristoratori e albergatori, supermercati e farmacie che distrubuiscono dai surgelati alle farine per fare pizza e pane.
È il fenomeno celiachia in Lucchesia, che cresce, come nel resto della Toscana, a ritmi del 12 per cento all’anno.
Molte le eccellenze, a cominciare dalla grande attenzione riservata dall’Asl2, ma anche alle attività organizzate dalla sezione lucchese dell’associazione, che realizza una sagra (ad Aquilea) tutta dedicata ai celiaci, esempio unico in Italia.
«A Lucca ci sono moltissimi esempi di buone pratiche, da portare nei convegni che organizziamo in tutta Italia». Parola di Serena Scala, presidente dell’Aic, Associazione italiana celiachia, nata 33 anni fa in Toscana da un gruppo di genitori di bambini diagnosticati al Mayer di Firenze. «Un tempo era considerata una malattia pediatrica - spiega - ma la situazione è cambiata in maniera radicale. È una malattia di tutti. Tecnicamente, il 35 per cento della popolazione è predisposto geneticamente. Certo, non tutti si ammaleranno, ma il numero dei diagnosticati cresce al ritmo del 12 per cento in più all’anno».
In Toscana, su una popolazione di poco inferiore ai 3 milioni e 700mila abitanti, i celiaci sono diecimila, in Lucchesia poco meno di 900. A livello regionale, si stima che coloro non ancora stati diagnosticati siano circa 26mila. Per non parlare poi di coloro che non sono intolleranti al glutine, ma allergici e che dunque che rimangono difficili da censire. Elisa Spaghetti, dietista e referente di “Alimentazione fuori casa” conferma che negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante. «A Lucca la collaborazione con l’Asl 2 è strettissima. Organizziamo corsi per ristoratori, ma anche per gli insegnanti delle elementari, nonché per i ragazzi degli istituti alberghieri (progetto “A scuola con la celiachia”), per preparare il personale di cucina e di sala. Insomma, lavoriamo per garantire la giusta assistenza a chi è intollerante al glutine, e, soprattutto, per garantire loro il diritto di mangiare sicuri anche fuori casa».
Fondamentali i corsi per i ristoratori e per tutti coloro che si apprestino a offrire prodotti senza glutine. «Seguiamo il progetto regionale e offriamo assistenza a quegli esercizi commerciali che voglionofar parte della rete. A noi spettano formazione e controllo (l’obiettivo minimo è controllare almeno otto esercizi all’anno)», spiega il dottor Morgantini dell’Asl 2.(a.b.)
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