Attenzione
Cinghiali, caccia speciale per fermare l’assedio
Allarme nell’Oltreserchio per il gran numero di danni ad animali e colture Malumore per le battute straordinarie, ma per la Provincia sono necessarie
LUCCA. La famiglia che si è trovata quindici cinghiali in giardino e non è riuscita a entrare in casa se non dopo molteplici peripezie; la signora che ha scoperto il proprio cane attaccato e ferito dagli ungulati; gli agricoltori che hanno visto i loro campi invasi e i raccolti devastati.
Sono solo alcune fotografie dell’emergenza cinghiali nell’Oltreserchio, in particolare nella zona di San Macario, dove l’altra mattina c’è stata una nuova battuta mirata, coordinata dalla Provincia con la presenza della polizia provinciale e le squadre indicate dall’Atc, l’ambito territoriale di caccia.
Un intervento ritenuto necessario per contenere i cinghiali che si stanno sempre più avvicinando al fiume e alle case e che si è svolto su due linee: un’azione di allontanamento degli animali, per riportarli nei boschi più lontani dalle zone abitate; l’abbattimento di un numero limitato di capi, laddove ci si era resi conto che la loro presenza non era compatibile con l’urbanizzazione.
Diego Santi, assessore all’agricoltura di Palazzo Ducale, pur non essendo presente fisicamente ha seguito in costante contatto telefonico l’operazione: «Negli ultimi tempi – spiega l’amministratore – è aumentato in maniera esponenziale il numero delle segnalazioni di cinghiali vicino alle case in questa zona. Un fenomeno legato alla siccità, alla difficoltà di trovare cibo che ha avuto come conseguenze notevoli danni alle colture, senza parlare dello spavento di chi si è trovato gli animali nel giardino di casa o – come è successo – in un parco giochi. Già ad agosto avevano pianificato, a un tavolo in prefettura, una serie di attività scadenzate nel tempo per far fronte a questa situazione e l’altro giorno siamo intervenuti, allontanando una trentina di esemplari e abbattendone una decina».
L’uccisione dei cinghiali, soprattutto in questo periodo in cui le femmine sono in gravidanza, ha sollevato qualche polemica, qualche rimostranza da parte degli animalisti. «L’abbattimento – aggiunge Santi – dovrebbe essere l’ultima ratio e in effetti noi stiamo lavorando per cercare di abituare questi animali a stare in zone più consone, portando loro da mangiare fuori dalle zone abitate. Adesso verificheremo la possibilità di catturarli con delle gabbie, con l’aiuto degli esperti del Parco di San Rossore, per poi trasferirli e liberarli in aziende faunistiche venatorie».
L’attività proseguirà anche nelle prossime settimane, se necessario, prima della semina e della maturazione dei prodotti, che rischierebbe di far avvicinare ancora di più gli animali esponendo le colture a nuovi danni.
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