Il Tirreno

Lucca

CONFESSA IL BANDITO CON L’HOBBY DELLA PITTURA

Stavolta le due rapine non sono opera del sosia

Stavolta le due rapine non sono opera del sosia

LUCCA. Stavolta il sosia che compie le rapine al posto suo non c’entra nulla. E Silvano Ranucci, 48 anni, il bandito con l’hobby della pittura originario di Calvi Risorta (Caserta) e residente a S....

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LUCCA. Stavolta il sosia che compie le rapine al posto suo non c’entra nulla. E Silvano Ranucci, 48 anni, il bandito con l’hobby della pittura originario di Calvi Risorta (Caserta) e residente a S. Anna, confessa di essere stato l’autore di due colpi: il 17 luglio 2010 nella sala giochi «La ruota della fortuna» in via delle Tagliate a S. Anna che fruttò 3257 euro e il 23 luglio al distributore Agip di via Luporini con un bottino di 4200 euro. Il collegio giudicante lo condanna a 5 anni e mezzo di reclusione e 1500 euro di multa. Che sommati ai 4 anni e mezzo di reclusione per la rapina del novembre 2011 alla tabaccheria «L’Acquacalda» in via delle Ville a S. Marco che fruttò 400 euro fanno 10 anni di reclusione. Il suo legale, Giorgio Nicoletti, voleva presentare istanza di revoca della misura cautelare in carcere e la sostituzione con i domiciliari. Dopo la nuova condanna forse i tempi non sono ancora maturi.

Ranucci - che inizialmente aveva presentato una lista testimoni abbastanza nutrita - di fronte alle accuse circostanziate del dipendente della sala giochi e ai fotogrammi del sistema di video sorveglianza esterno del distributore Agip di viale Luporini, ha ammesso di aver compiuto le due rapine. «L’ho fatto perché avevo gravi problemi economici, non sapevo come andare avanti» ha spiegato ai giudici del tribunale. Tutti sono rimasti colpiti dal racconto preciso e circostanziato del dipendente della sala giochi. «Adesso l’imputato è dimagrito e si è fatto crescere i capelli, ma quella faccia che mi puntava la pistola l’ho ancora davanti agli occhi non potrò più scordarmela». In passato Ranucci - assolto da una rapina commessa in un istituto di credito a S. Anna - si era sempre difeso sostenendo che a compiere i colpi era un sosia e che per una serie di incredibili coincidenza era lui a farne le spese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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