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Lucca

«Ho temuto di essere ammazzato»

di Luca Tronchetti
«Ho temuto di essere ammazzato»

Parla Isola, il commerciante rapinato alla chiusura del negozio: «Non siamo più sicuri nemmeno dentro le Mura»

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di Luca Tronchetti

LUCCA

«Per un istante ho creduto che mi volessero violentare o ammazzare: è stato terribile. Ma ancora peggio è pensare che quello che mi è capitato può accadere a qualsiasi commerciante che lavora in centro storico. Ormai non siamo più sicuri dentro le Mura».

È scosso Roberto Isola, 63 anni, alimentarista da quasi mezzo secolo e titolare del negozio Delicatezze in via San Giorgio 5. L’aggressione a scopo di rapina avvenuta sabato alle 20,30 in via degli Angeli dietro il parcheggio dell’Ascom lo ha terribilmente segnato: «Sono stati attimi di terrore che soltanto chi le vive può capire davvero» racconta al telefono, con un filo di voce. L’agguato è avvenuto in una zona priva di punti luce: «Sono anni che lo andiamo dicendo, ma nessuna amministrazione ha provveduto a illuminare il parcheggio dove io e altri colleghi lasciamo il furgone o l’auto. E non possono nemmeno obbligarci a cambiare abitudini e modi di lavorare. Sono contento di poterla raccontare. Perché quella gente non guarda troppo per il sottile».

Sabato Isola aveva appena chiuso la porta del negozio di via San Giorgio e si stava incamminando verso il parcheggio di via degli Angeli. «Francamente non mi sono accorto se qualcuno mi seguiva. Stavo per salire sul furgone quando sono stato afferrato da dietro per il collo e gettato a terra». Il commerciante, immobilizzato da due malviventi, si è trovato con il volto schiacciato contro la ghiaia. «Stattene zitto e fermo» le parole pronunciate a mezza bocca, con accento toscano. «Ho visto che l’altro bandito era di colore mentre appena sono scappati ho notato un terzo uomo che probabilmente faceva il palo e controllava che in zona non ci fosse nessuno. - prosegue il commerciante - A un certo punto ho temuto addirittura che mi volessero violentare: mi hanno strappato i pantaloni per togliermi il portafogli con l’incasso della giornata (diverse migliaia di euro) e dalle mani mi hanno sfilato la busta con le fatture e i ticket restaurant. Prima di finire per terra ho cercato con tutte le forze di aprire lo sportello del furgone per infilarmi nell’abitacolo, mettere in moto e partire. Ma è stato tutto inutile: quello era un bestione e mi ha buttato giù come un fuscello».

Isola è rimasto disteso a faccia in giù sul selciato per una dozzina di secondi. «Ero sporco e avevo dei graffi e delle ferite in due punti del volto. Mi sono alzato a fatica tenendomi i pantaloni che mi erano stati strappati e barcollando come un pugile suonato ho cercato di fare il percorso a ritroso. Due giovani mi hanno visto, si sono avvicinati e mi hanno chiesto come stavo. Ho chiesto che andassero a chiamare i proprietari del bar Moka che conosco e che mi avevano aiutato anche in altre circostanze. Poi, sono crollato a terra. La paura è stata tanta, sono vivo per miracolo».

Sul posto è intervenuta una volante della polizia che ha accompagnato il commerciante al pronto soccorso del Campo di Marte: «Non ci volevo andare, volevo tornarmene a casa dalla mia famiglia, mettermi a letto e dimenticare. Mi hanno convinto dicendomi che, con un referto medico, se avessero scoperto gli autori dell’aggressione avrebbero avuto più elementi per una condanna esemplare. Ma non avendo ferite importanti mi avrebbero fatto attendere ore. Così ho firmato e sono venuto via».

Già due anni fa Isola aveva subito una rapina. «Quella mattina, del 3 marzo 2010- ricorda - erano in due: mi afferrarono per il collo e mi presero quasi 7000mila euro. Poi uscirono dal negozio di gastronomia e scapparono a piedi in direzione di via S. Giorgio. Pensavo che quello fosse stato il giorno più brutto della mia vita. Invece al peggio non c’è mai fine. Non credevo che due anni dopo di subire un’altra rapina dalle conseguenze peggiori. Sono sconvolto: spero che la polizia acciuffi quei delinquenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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