Sicurezza
È allarme inquinamento, già 22 sforamenti nel 2012
Picco negativo a inizio anno: il primo gennaio 105 microgrammi per metro cubo Pazienti in aumento nei reparti di pneumologia. Presto al via i controlli sul Pm 2,5
LUCCA. Aria buona ma non troppo. Sono già 22 i giorni in cui le concentrazioni del Pm10 presente nell’aria respirata dai cittadini di Lucca hanno superato i limiti di guardia previsti dalla legge. In meno di due mesi e mezzo, dunque, il Comune di Lucca ha bruciato quasi due terzi degli sforamenti consentiti (35 giorni).
Un dato preoccupante, ma a cui i lucchesi hanno ormai fatto i polmoni dato che negli ultimi anni l’andamento era stato analogo o addirittura peggiore: il 2011 si è infatti chiuso con ben 55 superamenti della soglia limite dei 50 microgrammi per metrocubo, che alla data dell’8 marzo dello scorso anno erano già 29. Il 2012, da questo punto di vista ha iniziato malissimo: il 1 gennaio, infatti, la concentrazione di particolato presente in atmosfera ha toccato il record di 105 microgrammi per metro cubo. Per fortuna la situazione è andata gradualmente migliorando, nelle settimane successive, anche se non è certo il caso di tirare un respiro di sollievo: «Ma il merito è più delle condizioni meteo che nostro – ammette con onestà l’assessore all’ambiente Maurizio Dinelli – Le misure “tampone” che si prendono in casi di emergenza possono essere utili nell’immediato, ma per risolvere il problema alla radice occorrono interventi strutturali e ad ampio raggio». Proprio per questo motivo, insieme ai Comuni di Capannori e Porcari, quello di Lucca parteciperà ad un bando regionale che scade alla metà del mese per realizzare interventi integrati a livello di area. Completamento delle piste ciclabili, realizzazione di nuove rotonde, diffusione di pannelli solari su edifici pubblici, utilizzo di risorse rinnovabili: queste le prime voci segnate in agenda. E non è detto che basti.
Spesso, infatti, si pensa che le conseguenze del respirare un’aria poco salubre siano limitate a qualche colpo di tosse e a un raffreddore. Ma basta dare un’occhiata a qualche indagine epidemiologica per rendersi conto che non è così. In base ad uno studio condotto nelle 13 principali città italiane (tra cui Firenze) nel periodo 2002-2004, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha stimato che il 9% dei decessi è attribuibile a Pm10 superiore a 20 microgrammi per metro cubo. Non solo: «La qualità dell’aria influisce anche sulle difese immunitarie del soggetto – spiega il dottor Guido Roggi, direttore di pneumologia interventistica del Campo di Marte – Il particolato produce un’infiammazione delle vie aeree e facilità la penetrazione dei virus. Così ci si ammala più facilmente. Ad inizio anno, ad esempio, siamo arrivati ad avere anche 16 pazienti ventilati sui 18 posti letto che abbiamo in reparto».
La scienza medica divide gli effetti del particolato in due tipologie: cronici e acuti. I primi si misurano sul lungo periodo e sono legati all’insorgenza di malattie cardiorespiratorie e di tumore del polmone. Quelli acuti, invece, si manifestano dopo appena uno o due giorni dall’esposizione. Si vedono attraverso l’aumento dei ricoveri ospedalieri per difficoltà respiratorie, ischemie, scompensi cardiaci.
La centralina di riferimento per la qualità dell’aria nel territorio di Lucca e della Piana – secondo quanto previsto dal piano regionale – è quella installata da Arpat a Capannori, in via Carlo Pioggia, che misura Pm10, ossido di azoto e anidride solforosa. «L’efficienza della rete di rilevamento – spiega Gaetano Licitra, responsabile Arpat Lucca – è ottima e sfiora il 98%. Nei prossimi mesi, inoltre, la provincia installerà sul territorio gli strumenti rilevare il Pm2,5, il particolato più fine e pericoloso».
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