Il Tirreno

Lucca

Le aziende vinicole rischiano la crisi per colpa dell’Imu

Gabriele Allidi
Le aziende vinicole rischiano la crisi per colpa dell’Imu

Gli imprenditori di Montecarlo contro l’imposta del governo Monti. Il sindaco: «Nell’agricoltura si è già raschiato il fondo del barile»

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MONTECARLO. Agricoltura in crisi a Montecarlo. Dopo la lettera aperta del sindaco Vittorio Fantozzi, in cui denunciava la crisi, che le aziende agricole e vinicole di Montecarlo, stanno attraversando, ora sono gli agricoltori a far sentire la loro voce. Specialmente con l’entrata in vigore dell'Imu che non colpirà solo le case, ma anche costruzioni, come capanni per gli attrezzi e cantine, che prima erano esenti.

Il primo a parlare è il presidente del Consorzio Gino Fuso Carmignani, noto viticoltore, enologo e sommelier.

«Sono sulla strada giusta – dice Carmignani – per distruggere tutto quello che di buono è stato costruito. Sono molto perplesso sulle decisione che sono state prese che portano tutto d'un tratto ad un arricchimento selvaggio delle spese che un agricoltore deve sostenere. Una possibile soluzione a questa situazione disastrosa sarebbe quella di aprire un tavolo delle trattative tra agricoltori e viticoltori con gli organi governativi preposti a prendere queste decisioni. Ma oltre all'Imu si parla anche di un aumento sulle accise del vino, ma il vino non è un prodotto di cui possiamo sapere in anticipo quanto e come sarà».

«Anche noi – dice Riccardo Nacchi del Podere Sgretoli – siamo d'accordo con il sindaco Fantozzi e siamo certi che l'Imu graverà moltissimo sulle nostre spese, noi abbiamo 2 ettari di terreno coltivato a vigna e vederci arrivare 2000 euro di tasse in più è decisamente troppo. Non sappiamo che fare, ci sentiamo come soffocati da questa marea di tasse e accise che ci piomberanno addosso».

«La nostra azienda agricola - dice Moreno Panattoni dell'azienda agricola Montechiari – si estende per circa 10 ettari di terreno, nei quali abbiamo anche alcuni capanni per gli attrezzi su cui dovremo pagare una tassa, una cosa che non era mai stata nemmeno presa in considerazione negli anni passati, inoltre ci faranno pagare l'Imu anche sulle cantine, altri locali che non erano mai stati colpiti dalle tasse».

E’ della solita idea anche Eugenio Fontana della Tenuta del Buonamico, che oltre a confermare le idee degli altri agricoltori si allinea in modo indefesso sulle parole del sindaco Fantozzi.

Sindaco che nella sua lettera è fermo e deciso e di certo non le manda a dire - «L'effetto dell'applicazione dell'Imu sui fabbricati rurali darà il colpo di grazia al già fragile, seppur meritevole, tessuto agricolo della provincia, con quanto ne verrà dietro in termini di occupazione, di reddito delle famiglie, di chiusura delle aziende ed abbandono della terra. Poco rincuora se i Comuni, ai quali il prode governo dei professori - per definizione “braccia sottratte all'agricoltura” - ha rilanciato la palla della fissazione delle aliquote, applicheranno lo 0,1 anziché lo 0,2 per cento perché il danno sarà comunque fatto, sia nella forma che è pressoché volutamente mediatica, sia nella sostanza perché Roma risponderà entro giugno sul problema sollevato mentre i bilanci comunali dovranno invece essere approvati entro il 30 marzo. Quando a giugno arriverà la scadenza della prima rata dell'Imu tutti vedranno come la botte del contadino non solo sia vuota ma abbondantemente raschiata.

E lancia un appello a prefetto e istituzioni per difendere l’ìagricoltura locale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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