Il Tirreno

Lucca

Lavoro nero per montare palchi

di Gianni Parrini;

Ditta utilizza undici dipendenti (tutti irregolari) per allestire le strutture: maximulta da 40mila euro

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LUCCA. Sono undici. Come i giocatori di una squadra di calcio. Ma invece di pensare a buttare il pallone in rete si occupano di una materia ben più rischiosa: costruire palchi e tribune in ferro per eventi fieristici e concerti. In pratica, lo stesso tipo di mestiere in cui hanno perso la vita Matteo Armellini, l’operaio di 31 anni schiacciato due giorni fa mentre stava allestendo il palco per un concerto di Laura Pausini a Reggio Calabria, e Matteo Pinna, il ventenne triestino morto per pochi euro l’ora qualche mese fa, mentre preparava il mega impianto del tour di Jovanotti.

Ebbene tutti e undici questi operai sono assunti al nero, in barba alle leggi e al rischio che corrono. Il titolare della ditta – operante in provincia ma sanzionata in città mentre stava allestendo uno dei tanti eventi che animano l’estate lucchese – si è beccato una maximulta: oltre 40mila euro e un provvedimento di sospensione dell’attività. Buon per lui che i contributi arretrati erano bassi (si trattava solo del secondo giorno di lavoro) altrimenti il salasso sarebbe stato assai più ingente.

È questo il caso più eclatante riscontrato in un anno di indagini e controlli dall’ispettorato del lavoro di Lucca e dal comando provinciale dei carabinieri nel corso del 2011. «Un caso come questo, con il 100% dei dipendenti al nero, non capita tutti giorni – spiega la dottoressa Chiara Gabelloni, responsabile dell’area di vigilanza ordinaria 1 – Ma la situazione non è comunque rosea. Circa la metà delle posizioni lavorative controllate in questi dodici mesi presenta delle irregolarità». Nello specifico, nel corso degli accertamenti gli 007 dell’ispettorato del lavoro hanno rilevato ben 474 lavoratori al nero così suddivisi per settore: 12 in agricoltura, 53 nell'industria, 59 nell'edilizia, 350 nel terziario che comprende pubblici esercizi, turismo e servizi.

L’occhio dell’ispettorato del lavoro di Lucca, diretto dal dottor Roberto Sarti, in questo ultimo periodo si sta concentrando proprio sulle imprese che montano e smontano palchi, tribune e altre strutture per eventi fieristici e concerti. L’input arriva direttamente da Roma: «Il 9 febbraio scorso la direzione generale ci ha invitato a disporre controlli sistematici e diffusi sulle attività di allestimento e disallestimento di strutture fisse e mobili – spiega ancora Gabelloni – Queste attività, infatti, risultano a rischio per fenomeni di lavoro irregolare e eventi infortunistici».

I fatti di cronaca di questi ultimi mesi sono li a testimoniarlo. «Purtroppo, in questi casi, i lavoratori al nero oltre a non essere tutelati in caso di infortunio sono anche maggiormente sottoposti al rischio di farsi male perché non hanno ricevuto alcun tipo di formazione. Spesso, si tratta di persone che senza aver mai lavorato insieme cominciano a montare e smontare tubi in ferro e strutture che pesano diverse tonnellate».

Per questo motivo, le ispezioni su questo tipo di aziende continueranno in maniera serrata nei prossimi mesi. «Per quanto riguarda il titolare della ditta che impiegava la totalità della manodopera al nero – fa sapere Gabelloni – l’ispettorato ha provveduto a fargli sapere che poteva fare ricorso al comitato regionale per i rapporti di lavoro, nel caso ritenesse ingiusta la sanzione. Denuncia? No, perché queste violazioni sono di tipo amministrativo in quanto attengono alla sussistenza dei rapporti di lavoro».

Lo strumento che aiuta maggiormente gli ispettori a individuare i casi di irregolarità sono proprio le segnalazioni dei lavoratori: «Nel 2011 abbiamo avuto 730 richieste d’intervento – conclude Gabelloni – che rappresentano più della metà dei controlli che abbiamo effettuato in totale. Senza la collaborazione dei lavoratori il nostro compito diventa più difficile, per questo non riusciamo a capire perché ultimamente siamo guardati con una certa diffidenza».

L’ispettorato del lavoro diretto dal dottor Sarti conta 24 ispettori di cui 20 sono amministrativi, 3 militari del nucleo ispettorato del lavoro (Nil) e uno è un tecnico. «La cooperazione proficua e costante – si legge nella relazione in cui si fa il bilancio dell’attività del 2011 – tra ispettorato del lavoro e carabinieri ha consentito di dare una risposta sempre più diretta e mirata a quei fenomeni di cosiddetto lavoro sommerso che hanno riflessi negativi sulla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e sul loro salario».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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