Il Tirreno

Lucca

Fioritura delle camelie a rischio per un fungo

di Arianna Bottari
Fioritura delle camelie a rischio per un fungo

Si chiama Ciborinia Camelliae, è arrivato due anni fa in Italia e fa disastri L’esperto Angelo Lippi: «Si è diffuso a macchina d’olio e per ora non c’è rimedio»

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CAPANNORI. E’ un fungo e sta mettendo   a repentaglio la meravigliosa fioritura delle camelie del Compitese e non solo. Si chiama Ciborinia Camelliae, è arrivato in Italia da un paio d’anni, ma sta già facendo disastri. Quest’anno, per esempio, è riuscito a far “emigrare” la mostra del fiore reciso tradizionale iniziativa nell’ambito della Mostra delle Antiche Camelie della Lucchesia (che non è assolutamente a rischio) dal Borgo delle camelie alle ville della zona nord. Ne parla Angelo Lippi, della Società Italiana delle Camelie, che ne studia cause ed effetti. Una cura non c’è ancora. Fino a qualche anno fa colpiva solo nei paesi caratterizzati da un clima particolarmente mite, ma il fungo è arrivato anche in Italia e si è diffuso in Toscana, nel Lazio, in Piemonte e Lombardia. Alla fine, la Ciborinia Camelliae è arrivata anche nel Capannorese e appassionati e vivaisti temono che rovini la fioritura, che ogni anno attira nel Compitese e nei giardini delle ville storiche migliaia di visitatori per la Mostra delle Antiche Camelie della Lucchesia.

«Si tratta di un fungo che attacca il fiore della camelia, sia che si tratti del fiore reciso che di piante a terra», spiega Lippi. L’infezione può manifestarsi sin da quando dalla punta del bocciolo si intravedono i petali. All’inizio compaiono piccole macchie brune irregolari, dalle quali si sviluppa un marciume secco che si espande verso la base dei petali. Alla fine tutto il fiore marcisce, assumendo un colore bruno-ruggine. Il fungo si diffonde molto velocemente, soprattutto se si forma uno strato di fiori caduti a terra. Lì la Ciborinia forma i suoi organi di conservazione, detti sclerozi e che rimangono vitali nel terreno anche per alcuni anni. Da essi si riformano i corpi fruttiferi del fungo che, in primavera, ridanno il via al ciclo, liberando nuove spore e attaccando i nuovi fiori della pianta.

«Il fungo si è diffuso a macchia d’olio – prosegue Lippi – Colpisce soprattutto quando le temperature salgono, dunque un inverno mite è un deciso nemico per la camelia, così come una primavera con temperature superiori alla media. Le prime piante la cui fioritura viene rovinata sono di solito esposte al sole, mentre quelle che si trovano in aree all’ombra, che rimangono quindi più fredde, di solito rimangono immuni, o comunque accusano il problema più tardi. È il caso delle camelie del Camelietum di S. Andrea di Compito, per esempio, dove quest’anno abbiamo avuto la neve fino a pochi giorni fa. Il freddo ha aiutato ad evitare che l’infestazione avesse inizio. Rimane però il fatto che il pericolo è sempre latente, quando non ben visibile, soprattutto sulle camelie a fioritura precoce del Compitese».

Un problema in più per la Mostra delle Antiche Camelie, manifestazione di riferimento per appassionati (le camelie hanno trovato un microclima perfetto nella zona di Pieve e S. Andrea di Compito), ma apprezzata anche da semplici curiosi. «Le piante non sono a rischio – sottolinea l’esperto – Il fungo rappresenta un pericolo solo per il fiore. Tuttavia, una infestazione del genere tende ad indebolire un po’ la camelia».

«Una cura al momento non c’è – conclude Lippi -, ma le ricerche continuano, soprattutto in Francia e Germania. Per limitare i danni, sono state individuate due contromisure: la rimozione dei boccioli colpiti dalla Ciborinia e la pulizia del terreno sottostante la pianta, dove si accumulano i fiori caduti, per limitare la propagazione del fungo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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