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Reintegrato al lavoro dalla Corte d’appello

Reintegrato al lavoro dalla Corte d’appello

I giudici riconoscono lo status di lavoro subordinato a un “Co.co.co” della “Data center”

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LUCCA

Licenziato da un’azienda, viene reintegrato sul posto di lavoro. Una storia come tante altre se non che si tratta di una ditta con meno di 15 dipendenti ma con più di 50 collaboratori. La novità infatti è che la Corte d’appello di Firenze ha riconosciuto la natura subordinata dei rapporti di lavoro a progetto sostenendo che quindi la società ha potenzialmente più di 15 dipendenti.

Una vicenda che vede coinvolto un lavoratore lucchese e una sentenza che è destinata ad aprire un solco nella giurisprudenza del diritto del lavoro.

La storia parte nel 1999 quando la persona inizia a lavorare per la Data Center, azienda lucchese che opera nel campo del telemarketing e call center, con un “Co.co.co”, cioè quello che oggi si direbbe “a progetto”, di due mesi che poi si è trasformato in un rapporto con partita Iva durato circa un anno.

Poi una vertenza sindacale dei lavoratori della società ha stabilizzato dodici lavoratori a tempo indeterminato mentre rimaneva una quarantina di lavoratori con contratti a progetto che dovevano rispettare le stesse fasce orarie imposte ai lavoratori a tempo determinato. Poi nel 2003 è arrivato il licenziamento per riduzione dei costi di lavoro.

«Ma dopo il licenziamento – spiegano dal sindacato Cub – nella sede lucchese rimanevano una cinquantina di lavoratori di cui una decina erano dipendenti a tempo indeterminato mentre gli altri avevano contratti di collaborazione coordinata che poi si trasformavano in contratti a progetto». La svolta è arrivata nel 2006 con l’intervento dell’ispettorato del lavoro di Lucca che in 6 mesi di indagini ha raccolto le testimonianze dei lavoratori grazie al quale la Corte d’appello ha riconosciuto la natura subordinata del rapporto di lavoro a progetto ordinando di conseguenza il reintegro sul posto di lavoro.

La vertenza è stata portata avanti assieme all’avvocato Conte, del sindacato di base Cub che definisce la sentenza «un importante precedente a favore dei diritti di tutti quei precari che per anni sono stati sfruttati con contratti a progetto».

Ieri abbiamo tentato più volte di raggiungere telefonicamente la Data Center per dare la possibilità di esprimere il proprio punto di vista sulla vicenda ma nessuno ha mai risposto al telefono. (a.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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