Il Tirreno

Lucca

Cavatori inoccupati in prefettura «Vogliamo tornare a lavorare»

di Nicola Bellanova

Se dal Comune di Vagli Sotto arrivassero le concessioni per l’uso della cava di Piastra Bagnata la Cooperativa Apuana potrebbe assumere 20 persone: «Si rivolgano all’amministrazione»

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VAGLI SOTTO. In tempi di crisi, si sa, quando si tratta di lavoro non bisogna guardare a caval donato. Neanche se si tratta di uno dei mestieri più antichi e duri della storia locale, come il cavatore. E chi resta fuori, fatica a mandar giù il boccone. E così nei giorni scorsi un gruppo di disoccupati e inoccupati, si è recato in prefettura per chiedere attenzione alla propria situazione economica, ed avere uno sbocco occupazionale nelle aziende lapidee di Vagli Sotto, da sempre la “capitale” del marmo garfagnino. Ma non un’azienda qualsiasi, bensì la Cooperativa Apuana, azienda estrattiva salita alla ribalta per la lunga “guerra di logoramento” condotta contro l’amministrazione comunale vaglina in ogni sede della giustizia amministrativa per l’ottenimento della concessione per l’uso della cava di Piastra Bagnata.

Stando a quanto affermano i manifestanti in un documento inviato al Tirreno alcuni dirigenti della prefettura avrebbero tolto loro speranze nell’immediato, delegando la pratica come competenza del Comune di Vagli Sotto e dei vertici della cooperativa: «La nostra situazione è gravissima – affermano i firmatari del documento – in quanto non sappiamo più come sfamare le nostre famiglie, in un territorio dove sono le cave più grandi d'Europa e dove si escavano oltre 120.000 tonnellate complessive all'anno di materiale lapideo. Le unità lavorative impiegate nella cava Piastra Bagnata nei tempi pregressi hanno sfiorato oltre i 130 occupati e pertanto al momento c’è un sotto organico e una situazione che potrebbe integrare ed integrarci la manodopera disoccupata di questo comune. È vero che la cooperativa è privata ma nello stesso tempo è vero che le cave sono dei cittadini e le concessioni le rilascia il Comune».

Il documento prosegue nell’analisi della situazione e nelle rivendicazioni: «La nostra componente di disoccupati resta cronica e senza soluzione, pertanto prenderemo in considerazione tutte le forme per essere o collocati o altrimenti avere un pezzo di territorio per poterci lavorare».

Dura la replica della Cooperativa Apuana: «Ad oggi a far data dalle ultime assunzioni eseguite dalla cooperativa nell'aprile 2010 non è pervenuta alcuna domanda di assunzione o curriculum vitae al fine di esporre tali situazioni. Tuttavia vogliamo informare che ad oggi la cooperativa non si è vista ancora rilasciare le autorizzazioni necessarie alla coltivazione della cava da parte del comune di Vagli Sotto nonostante le relative richieste siano state inoltrate dal 2009 e che tutti gli enti preposti abbiano espresso il loro parere favorevole».

Certo, se dal Comune arrivassero i rinnovi delle autorizzazioni necessarie per l’uso della cava, si aprirebbero le porte per 20 nuovi cavatori: «La Cooperativa sarà ben felice di poter avviare il proprio piano di sviluppo ed in tale occasione, come di suo solito, terrà sicuramente di debito conto di tutti i casi bisognosi. Pertanto consigliamo agli interessati della rimostranza di voler esprimere le loro difficoltà non alla prefettura ma piuttosto al comune e in quanto ente deputato al rilascio delle autorizzazioni». Il presidente Lorenzini, ha più di un diavolo per capello: «Non capiamo – continua Lorenzini – come l'unica azienda bersaglio da sempre di queste ripetitive forzature sia la Cooperativa Apuana quando nel territorio vaglino sono presente altre rilevanti attività estrattive regolarmente autorizzate che per giunta impiegano numerosa manodopera esterna. La cooperativa è stata oggetto anche in passato di questi atti di intralcio alla libera attività imprenditoriale ad opera sempre dei medesimi soggetti e come sempre ne ha segnalato il fatto alla autorità giudiziaria».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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