Il Tirreno

Lucca

No al lavoro domenicale. Il vescovo con i sindacati

di Gianni Parrini
No al lavoro domenicale. Il vescovo con i sindacati

Al banchetto organizzato da Cgil, Cisl e Uil si fermano centinaia di famiglie Anche il presule passa a salutare e a testimoniare il suo sostegno all’iniziativa

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LUCCA. I primi a fermarsi sono i bambini. «Mamma, mi prendi un palloncino?». Il genitore si ferma al banchetto messo su dai sindacati in via Fillungo, chiede di avere un palloncino colorato e poi lo consegna al figlio. Mentre il bimbo si allontana felice, tenendo il babbo per una mano e il suo trofeo nell’altra, si intravede la scritta che campeggia su quella sfera sospesa nell’aria: “I bambini la domenica devono stare con mamma e papà”. Non poteva esserci spot migliore per simboleggiare l’importanza dell’iniziativa organizzata ieri da Cgil, Cisl e Uil in occasione della giornata Europea per la domenica libera dal lavoro.

«Si sono fermate molte famiglie – spiega Giovanni Bernicchi della Cisl – Sono sensibili all’argomento: tutti la domenica amano stare con i figli e gli amici, anche perché non è così che si creano nuovi posti di lavoro».

Ma in tempi di crisi economica e di liberalizzazioni selvagge la sacralità del giorno di riposo rischia di esser messa in discussione. Per loro fortuna, in questa battaglia pro-famiglia i sindacati si trovano ad avere un insolito alleato: «È passato anche il vescovo Castellani – spiega Massimiliano Bindocci della Filcams Cgil – Ci ha salutato dicendo di condividere la nostra vertenza: come noi, infatti, ritiene che debbano prevalere le esigenze della famiglia su quelle del consumismo». Piccolo momento di imbarazzo quando il presule ha scorto su un palloncino una scritta poco in linea con la morale cattolica: “La domencia fate l’amore e non la spesa”. «Ci ha suggerito - continua il sindacalista della Cgil – di cambiare lo slogan in “Fate del bene, non la spesa”». Questioni lessicali a parte, le posizioni di Chiesa e sindacati si incontrano sulla sostanza di questa delicata materia.

Meno univoche, invece, sono le voci raccolte tra chi ieri lavorava davvero. Mentre in via Santa Croce e in via Buia i negozi erano quasi tutti chiusi in via Fillungo una buona metà degli esercizi era pieno di gente e un esercito di commesse correva a destra e a manca per soddisfare le richieste dei clienti. «Un giornalista? Mi dispiace l’azienda ci vieta di parlare», ci spiegano due giovani occupate in una nota catena di abbigliamento a cui chiediamo una riflessione sull’argomento. Come se un contratto part-time potesse impedire l’esercizio del libero pensiero.

Qualcosa in più ci viene detto da una lavoratrice di Max Mara: «Con le aperture domenicali si dà maggiore possibilità ai clienti di fare acquisti – spiega Ifisia Marongiu, che parla a titolo personale e non per l’azienda – Per i clienti lucchesi non cambia molto, ma per i turisti che visitano la città sì. Viene meno il tempo per stare con la famiglia? Non credo perché comunque il giorno di riposo lo si recupera durante la settimana. Chi lavora la domenica forse non sa dove lasciare i figli, ma credo che questo sia più un problema di welfare». Meno felice di lavorare la domenica è Erica Monti, 35enne livornese, commessa da Camicissima, in via Fillungo. «Ogni giorno faccio su e giù tra la mia casa di Firenze e i punti vendita di Lucca o Livorno – racconta la ragazza – Lavoro tutte, le domeniche. Certo, non è piacevole. Starei volentieri a casa dato che il mio compagno lavora il resto della settimana ma non la domenica. Ma per contratto dobbiamo renderci disponibili anche nei giorni di festa».

Più pronti al sacrificio domenicale sono i titolari degli esercizi, che vedono nel settimo giorno della settimana una buona opportunità per rimpinguare i magri incassi figli della crisi. «Dipende dalle domeniche – spiega Sonia Petri del negozio Paris – Non sempre si fanno grandi affari, ma quando è bel tempo conviene stare aperti per “ragioni promozionali”. Per strada, come vede, è pieno di gente e magari qualcuno si ferma».

Nel negozio di articoli in pelle Mywalit, invece, ci si organizza con turni e orario ridotto: «Siamo in tre e facciamo una domenica per uno – racconta la commessa Elisa Pala – Non è un grosso peso, anche perché c’è la maggiorazione prevista dal contratto che di questi tempi fa comodo».

In via Buia sono poche le luci accese. Tra i negozi aperti c’è Matricola: «Lo facciamo un po’ per scelta e un po’ per necessità – spiega la titolare Antonella Tomei – Abbiamo una gestione familiare e riusciamo a organizzarci a seconda delle necessità. Anche se la domenica staremmo meglio a casa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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