La manifestazione
Il grido dei pastori «Chiediamo aiuto per non scomparire»
L’allarme arriva dalla Controneria ed è rivolto alle istituzioni Frullani: servono un caseificio consortile e un marchio Dop
BAGNI DI LUCCA
«Nel nostro Comune manca un concreto impegno per rivalutare il lavoro dei pastori e dei contadini che ancora resistono nelle nostre montagne». Il grido d’allarme è lanciato da Massimo Frullani, che esercita la pastorizia fin da piccolo e dai pascoli della Controneria invita le istituzioni a scomettere su questa attività che a suo giudizio non è mai stata valorizzata a dovere.
«Il nostro lavoro sta scomparendo – continua Frullani – Non si può più fare come una volta, quando si produceva latte e formaggio per uso personale. I tempi ci chiedono di cambiare e l'unica maniera per sopravvivere è riunirci in consorzio e formare un marchio Dop dei nostri prodotti. Sarebbe un modo per accedere ai finanziamenti disponibili a livello regionale ed europeo». Questo è un problema molto sentito nella Controneria, dove nonostante i numerosi sacrifici sopravvivono ancora una decina di pastori con le loro famiglie. Il loro lavoro è stato decimato, se si considera che dal dopoguerra fino agli anni 1970 si potevano contare più di 150 persone fra Le Campore, Serini, Pratofiorito. I pastori rimasti possono stimare in totale circa 1000 capre, 900 pecore e circa 120 mucche. La maggior parte di loro è intenzionata a rimanere e a comprare altro bestiame, ma reclama seri interventi per adeguare l’attività alle nuove norme igenico-sanitarie. «Considerando che non si può più lavorare con i vecchi metodi, abbiamo bisogno di locali adeguati, ad esempio un caseificio consortile dove portare il latte, produrre i formaggi e la ricotta, e immagazzinare i prodotti di qualità che andiamo a vendere. Incentivando il nostro lavoro le istituzioni si garantiscono il presidio del territorio, la cura della selva e la conservazione di un ambiente adatto alla produzione biologica di castagne e miele».
Rivalutando questo tipo di economia inoltre si incentiva il lavoro dei giovani. Ci sono già alcuni ragazzi nella zona, ad esempio, che hanno deciso di intraprendere questo lavoro e di vivere nei paesi di montagna, a contatto con la natura. Ma la loro scelta si scontra con le mille difficoltà legate alla creazione di un’attività imprenditoriale. Difficoltà in gran parte di tipo economico. «Noi vogliamo continuare a vivere in montagna, ma abbiamo bisogno di aiuto – conclude Massimo Frullani – possediamo immense capacità che rischiano di andare perdute, per questo facciamo un appello a chi si troverà ad amministrare il nostro paese nei prossimi anni, affinchè ci permetta di trasformare in oro il nostro lavoro».
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