Il Tirreno

Lucca

Chiude a fine mese l’ultimo saldatore

di Luca Tronchetti
Chiude a fine mese l’ultimo saldatore

Anselmo Fulceri, 75 anni, fabbro da mezzo secolo, strozzato dalla crisi: «Da sei mesi non riesco a pagare neanche l’affitto»

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LUCCA

Un quartiere si mobilita per aiutare l’ultimo artista del ferro che, complice la crisi economica, dopo quasi mezzo secolo sta per chiudere i battenti. Anselmo Fulceri, 75 anni, a San Concordio è un’istituzione. Lo conoscono tutti e dal suo negozio di artigiano - aperto dal lontano 1965 - sono usciti piccoli capolavori: meravigliosi lampadari, specchiere intarsiate, candelabri sbalzati a mano. Un «geniaccio» nel suo settore. Tanto che si era scomodata persino l’università di Pisa proponendogli dimostrazioni pratiche per gli allievi dei corsi d’ingegneria. Anselmo, nonostante problemi fisici e lutti che l’hanno colpito, non vorrebbe gettare la spugna. Gli piacerebbe insegnare ai ragazzi per non disperdere un patrimonio di conoscenze e un antico mestiere che rischia di scomparire. Ma non ce la fa a tirare avanti. «Guadagno 200-250 euro al mese - dice mestamente l’artigiano - a fronte di spese vive (luce, gas, affitto) che superano abbondantemente i 1000 euro. Mi vergogno anche a confessarlo perché sono nato in un’altra epoca e con altri valori: da sei mesi non verso neanche il canone per il locale dove lavoro. Pensi che c’è gente che mi lascia oggetti metallici da saldare e poi non viene più a ritirarli perché non ha soldi per pagare. Una cosa è certa: se nessuno mi aiuta a fine mese chiudo i battenti».

Nella sua bottega si possono trovare attrezzi che appartengono a un’altra generazione: la mola, la saldatrice, il tornio, la morsa, le bombole d’ossigeno e il classico banco di ferro. Lui salda tutto: ottone, alluminio, rame, acciaio inox e persino ghisa. Lavori di rifinitura talmente perfetti che la giuntura non si vede ad occhio nudo. «Ho iniziato questo lavoro nel 1955 - prosegue l’anziano artigiano - prima alle Officine Lenzi e poi alla Saire in via della Formica. Dieci anni come dipendente. Poi mi sono messo in proprio andando avanti sino ad oggi. Come ho imparato? Guardando i maestri fabbri e rifinitori. Giorno dopo giorno osservandoli ho carpito i loro segreti realizzando in proprio oggetti artigianali di pregio». Pezzi unici che negli anni Ottanta e Novanta hanno suscitato l’interesse di imprenditori e professionisti che da Milano a Torino, da Firenze a Pisa parcheggiavano davanti alla sua bottega sulla via Pisana per entrare nel negozio ed acquistare o riparare lampare, plafoniere, applique, specchi ecc. «Per mio nipote ho costruito una macchinina a pedali in ferro battuto. Un “carrettino” dotato di freno a mano, volante e pedaliera». Ma i bei ricordi cozzano con l’attualità impellente. E così, sulla spinta della gente del quartiere, ecco che sorge spontanea la richiesta agli enti pubblici (Comune e Provincia): un contributo di solidarietà per non far morire l’ultimo negozio di tradizione. «Una convenzione per tenere corsi e stage ai ragazzi che escono dalle scuole professionali. - conclude Anselmo Fulceri - Una collaborazione retribuita per tramandare un mestiere antico che rischia di sparire alle nuove generazioni. Sarei lusingato di poter insegnare a lavorare i metalli, con la mia attrezzatura, agli studenti. Non chiedo grandi cifre: mi basta un contributo che mi consenta di tirare avanti nella speranza di una ripresa economica». È commosso Anselmo quando i tanti amici del quartiere entrano in bottega per incoraggiarlo, per convincerlo ad andare avanti. Lui li guarda, sorride, attende e spera che la città si guardi indietro senza dimenticare.

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