Sicurezza
Niente Imu sulle scuole cattoliche
Per il Comune rappresentano una risorsa per la collettività che non produce un reddito reale per la Chiesa
LUCCA
Niente Imu sugli immobili della Chiesa utilizzati come scuola. Non producono utili reali e in compenso «forniscono un servizio di pubblica utilità». Per questo - annuncia il sindaco, Mauro Favilla - non è interesse del Comune gravarli dell’imposta che sostituisce l’Ici.
Al tempo stesso, il Comune non spingerà l’acceleratore sulle liberalizzazioni. Né per i taxi né per le farmacie. Potrà al massimo arrivare a prevedere un paio di licenze in più, se proprio servissero. Apertura, dunque, con il contagocce perché la «liberalizzazione deve essere contenuta fra parametri oggettivi». L’idea di base dell’amministrazione è di non soffocare la concorrenza, insiste il sindaco, ma neppure di «far morire di fame» le attività che già esistono. Tanto meno, il Comune vuole affossare le scuole gestite dalla chiesa che garantiscono un servizio complementare a quello pubblico. Senza il quale la stessa amministrazione si troverebbe in grande difficoltà.
Imu e scuole cattoliche. «Il Comune - conferma Favilla - è contrario all’applicazione dell’Imu su locali e strutture che la chiesa utilizza per la scuola o per il doposcuola». Questa posizione si spiegherebbe con un motivo concreto. «Dall’attività didattica - dice Favilla - la Chiesa non ha un guadagno reale. In compenso, questo servizio reso alla collettività è importante. Non è da escludere che se tassassimo queste scuole, la chiesa potrebbe decidere di sospendere l’attività. Magari di colpo. La conseguenza sarebbe pesante per il Comune. L’amministrazione comunale, infatti, dovrebbe garantire l’insegnamento che la Chiesa non eroga più. E noi non saremmo in grado in grado di riorganizzarci. Non in tempi brevi, per lo meno. Così la perdita di un’attività garantita dalla Chiesa in locali di proprietà, si trasformerebbe in un costo aggiuntivo e quindi in una perdita per la pubblica amministrazione».
La tesi di Favilla è questa: le scuole gestite dalla chiesa servono perché forniscono un servizio alla collettività, complementare a quello del Comune. Garantiscono l’insegnamento a centinaia di bambini. Affossarle per applicare l’Imu ai locali dove si tengono le lezioni o anche il doposcuola sarebbe controproducente per l’ente. Di fronte a un’ipotetica chiusura delle scuole cattoliche, l’amministrazione dovrebbe aprire nuove sezioni, con un aggravio di spese.
«Diverso, però - aggiunge Favilla - è il discorso per i beni della Chiesa che abbiano una destinazione commerciale: non c’è motivo di non tassare appartamenti, negozi o uffici». Sui quali, in effetti, già veniva applicata l’Ici.
Taxi. Non si pone, stando a Favilla, il problema dell’aumento indiscriminato delle licenze. «A mio avviso - sostiene il sindaco - è giusto mantenere una certa limitazione in questo settore. La liberalizzazione deve essere applicata considerando le condizioni oggettive della realtà nella quale si cala. Mi spiego: se a Roma spuntano 500 nuovi taxi probabilmente non è un grande problema, vista la domanda di questo servizio che c’è. Ma se a Lucca consenti a chiunque di mettersi a fare il tassista la conseguenza è che tutti quelli che già ci sono muoiono di fame perché il lavoro è già piuttosto limitato, considerando anche la conformazione e l’estensione del nostro territorio». Questo, però - aggiunge Favilla - non significa «non prevedere alcuna nuova licenza. Una certa elasticità mi sembra giusta. A patto che non aggravi la situazione esistente».
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