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Nuove case nelle serre, il perito accusa

Nuove case nelle serre, il perito accusa

Il consulente del pm parla di «trattamento di favore» per la società immobiliare S. Macario

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LUCCA

La disparità di trattamento sarebbe «evidente». L’architetto Gabriella Gabbrielli, consulente della Procura, non ha dubbi: la società S. Macario avrebbe potuto costruire case al posto di serre dismesse grazie al trattamento di favore che sarebbe stato assicurato dal Comune e per il quale è rinviato a giudizio l’ex dirigente all’urbanistica, l’architetto Maurizio Tani, accusato d’abuso d’ufficio.

Al centro del processo c’è la costruzione di appartamenti al posto di serre dismesse grazie a un condono su cui sono in corso accertamenti. La questione si può così riassumere: prima di ottenere il permesso a costruire le case, la S. Macario demolisce le serre che insistono in parte sul proprio terreno e in parte su un terreno confinante del concessionario d’auto Alessandro Terigi.

La società presenta una sanatoria per regolarizzare la demolizione abusiva delle serre e recuperare i volumi necessari a costruire. Al tempo stesso, chiede un permesso per 32 appartamenti. Il Comune rilascia (contestualmente) alla S. Macario sanatoria e concessione edilizia. Ma nega al confinante l’autorizzazione a costruire 4 villette sfruttando le volumetrie demolite, delle serre.

Il consulente della Procura osserva che, per la legge regionale sull’urbanistica, alla San Macario il condono non poteva essere concesso con lo stesso atto con cui si autorizza la costruzione delle case. Inoltre, osserva che se viene dato per esistente il volume demolito sul terreno della San Macario, il Comune avrebbe dovuto riconoscere come esistente anche il volume sul terreno di Terigi. Tanto più che il condono rilasciato alla San Macario, per l’architetto Gabbrielli avrebbe recuperato pure i volumi cancellati sui terreni Terigi. Perciò aver negato il permesso a costruire all’imprenditore e averlo concesso alla società si profilerebbe come una disparità di trattamento.

Al contrario, per il professor Paolo Carrozza, consulente della difesa, non ci sarebbe stata disparità di trattamento perché la San Macario avrebbe chiesto la sanatoria per recuperare i volumi demoliti, mentre Terigi no. Tuttavia, Carrozza - incalzato dal pm Fabio Origlio - ammette di non aver mai esaminato il condono. Del resto - ribadiscono i difensori, gli avvocati Enrico Marzaduri e Carlo Di Bugno - l’accusa di abuso d’ufficio non riguarda il rilascio della sanatoria (non istruita da Tani). E sottolineano che se la legge regionale non prevede il rilascio contestuale di condono e permesso a costruire, neppure lo vieta.

La conclusione viene contestata dal consulente della Procura, mentre il pm proprio dal condono fa discendere tutta l’operazione. Quindi per l’accusa è fondamentale capire quali atti siano stati allegati dalla San Macario alla domanda di sanatoria e se il Comune, in fase di istruttoria della pratica, abbia chiesto integrazioni. Per fare chiarezza, la difesa chiede al tribunale di acquisire dal Comune il fascicolo del condono della S. Macario. L’avvocato di parte civile, Giuseppe Napoleone, invece, chiede un’ispezione sul cantiere per verificare se la società avesse iniziato a costruire gli appartamenti vicini al confine del lotto prima di aver ottenuto la nuova concessione e se ci siano tracce delle fondamenta che sarebbero state interrate prima di un controllo dei vigili. La corte si riserva di decidere sulle richieste il 6 marzo, valutando anche se far partecipare all’ispezione il capo cantiere che ha testimoniato di essere stato avvisato dell’arrivo dei vigili.(i.b.)

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