Il dolore
L’allarme dei Comuni: l’Imu affossa l’agricoltura
Preoccupazione per l’imposta da pagare anche su manufatti diroccati Il sindaco di Montecarlo: «Pressione sul governo per cambiare la legge»
LUCCA
«L’agricoltura lucchese muore». Suona come un grido di aiuto la frase del sindaco di Montecarlo Vittorio Fantozzi al seminario sugli effetti del “decreto Salva Italia” organizzato dalle associazioni di categoria. E la realtà non si discosta tanto da questa previsione. Basti pensare a quanto dovranno pagare di più in tasse le aziende agricole rispetto all’anno scorso quando vigeva ancora il regime fiscale con Irpef e Ici al posto dell’Imu.
Gli aumenti sono più che moltiplicati visto che ci sono casi di aziende che rientravano nelle esenzioni e che ora si troveranno sborsare cifre molto superiori al migliaio di euro per volumi di affari tutto sommato ridotti, che spesso non superano nemmeno i 10mila o 20mila euro. Tutta colpa dell’indicizzazione delle rendite catastali ma anche dell’estensione della tipologia di edifici che sono sottoposti a tassazione. A partire dai depositi agricoli, per arrivare agli immobili strumentali e addirittura agli edifici inagibili, che per definizione sono inutilizzabili e improduttivi, spesso diroccati, ma che per legge saranno un costo per le aziende.
Marco Anchinico e Corrado Tei sono i tecnici dell’Unione italiana agricolturi e della Cia e sono loro a spiegare com’era e come sarà la situazione: «Le uniche esenzioni sono per i terreni agricoli delle zone montane e in quelle svantaggiate; negli altri casi, invece, sarà applicata l’imposizione piena con l’aliquota ordinaria che potrà essere modificata – al ribasso o al rialzo nell’ordine dello 0,3% - dai Comuni in sede di bilancio preventivo e quindi entro il 30 giugno. Una scadenza che però non coincide con il primo versamento dell’Imu previsto per il 16 giugno. In quei casi bisognerà provvedere a saldare le cartelle in attesa che poi arrivi un conguaglio». Ma qualche Comune si è già adeguato e ha preso provvedimenti. Come nel caso di Capannori che già il 3 febbraio ha comunicato di aver fissato alla soglia massima (1,06%), l’aliquota base per l’Imu riducendo invece quella sulla prima casa. Una precisa scelta politica che ricadrà soprattutto sugli operatori di un settore primario che nonostante le eccellenze produttive ha numeri da ultimo della classe con 2.655 aziende in provincia (6,8% del totale), 4.604 addetti (3,7%) e un valore aggiunto di 154 milioni di euro (0,8%). «Siamo convinti che la manovra del Governo sia necessaria – commenta Dina Pierotti, presidente di Coldiretti – purtroppo questi provvedimenti sono sproporzionati rispetto alle realtà agricole che interagiscono con altri settori della nostra economia come il commercio e il turismo, oltre alla salvaguardia del territorio e del paesaggio». Per questo il sindaco Fantozzi lancia un appello a tutte le istituzioni del territorio, ai sindacati e agli agricoltori, per agire subito insieme nei confronti del governo nazionale.
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