Il Tirreno

Lucca

Dissequestrati beni per 18 milioni

di Luca Tronchetti
Dissequestrati beni per 18 milioni

Restituiti dal tribunale del Riesame denaro e appartamenti alla società Valore, esclusi i terreni del parco di S. Anna

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA

Il tribunale del Riesame sui diritti reali restituisce alla Valore spa 18 milioni e 302mila euro, denaro ritenuto l’equivalente del profitto lucrato per effetto della presunta attività corruttiva. Ma mantiene il sequestro sui terreni del parco S. Anna. Il tribunale di Lucca ha proceduto alla separazione dei due provvedimenti legati ai sequestri preventivi.

Soldi e appartamenti restituiti. La vicenda dei sequestri trae origine dalla presentazione di tre esposti alla procura (luglio, settembre e novembre 2010) del movimento politico Governare Lucca nei quali si asseriva l’illegittimità di alcune scelte urbanistiche del Comune che, nel consentire il superamento dei limiti edificatori previsti dal Piano Strutturale, avrebbero avvantaggiato la Valore spa consentendo l’approvazione del piano attuativo denominato Parco S. Anna Da lì erano state attivate indagini con intercettazioni telefoniche e ambientali e la procura aveva ipotizzato il reato di falso e corruzione presentando richieste e ottenendo misure cautelari nei confronti dei vari indagati e misure reali (sequestri preventivi). Tra le misure reali i beni del progetto di viale Einaudi della Valore spa con amministratore l’architetto Giovanni Valentini (terreni del parco S.Anna) e il presunto profitto della corruzione per la somma equivalente al credito di 18 milioni di euro (appartamenti e denaro sui conti correnti) di cui alla convenzione Valore/Iffi ritenuta verosimilmente rappresentativa anche dell’incremento di valore dei beni di proprietà della Valore per effetto delle procedure amministrative in ipotesi oggetti del mercimonio. I legali di Valore spa, professor Tullio Padovani e avvocato Francesco Marenghi, avevano presentato istanza di riesame nell’interesse della Valore spa che il 4 luglio 2011 il Tribunale del Riesame di Lucca aveva respinto. Il rigetto aveva costretto i legali di Valore a ricorrere in Cassazione. E la Suprema Corte, nell’accogliere il ricorso, disponeva l’annullamento con rinvio al tribunale del Riesame di Lucca del sequestro finalizzato alla confisca. Motivando, tra l’altro, che il sequestro richiederebbe per la sua legittimità l’esistenza di un’utilità effettivamente conseguita: utilità che in realtà era ancorata a un’intesa negoziale. Speranza andata in fumo per il mancato avveramento dell’evento. Quindi non essendoci stata una porzione di ricchezza effettivamente conseguita al tribunale di Riesame - dopo il pronunciamento del Supremo Collegio - non resta che dissequestrare denaro e appartamenti per un totale di 18 milioni di euro. Il principio sancito dalla Cassazione non ammette repliche: sono venuti meno gli effetti dell’accordo negoziale a suo tempo stipulato tra le parti senza che un euro sia stato concretamente conseguito dalla Valore sulla base della convenzione stipulata.

Terreni sotto sequestro. Il pubblico ministero aveva chiesto di mantenere il sequestro dei terreni facenti parte del Parco S. Anna. E il Riesame ha accolto la testi della pubblica accusa (lette le motivazioni i legali di Valore presenteranno ricorso in Cassazione). Non è meritevole di considerazione, invece, la richiesta dell’accusa di disporre l’impugnato sequestro finalizzato alla confisca direttamente sui beni del Parco S. Anna. Si tratterebbe infatti di un provvedimento diverso da quello disposto a suo tempo dal giudice delle indagini preliminari che, come sottolineato dalla Corte di Cassazione, riguarda un credito non ancora monetizzato. E quindi viene disposto per equivalente su altre utilità già presenti nel patrimonio della società Valore di Prato (appartamenti, denaro depositato su conti correnti). Oltretutto con la separazione dei provvedimenti il Riesame è chiamato ad esprimersi e a limitare la propria opera di verifica del fatto soltanto sul sequestro di beni e denaro sino a un massimo di 18 milioni di euro.

Inchiesta prosegue. Intanto i carabinieri del reparto investigativo guidati dal capitano Sergio Pennisi stanno ultimando le ultime relazioni e nelle scorse settimane hanno depositato nuovi atti d’indagine. Top secret sul materiale raccolto, sulle persone sentite come testimoni e su nuove ipotesi di lavoro.

L’impressione è che entro fine aprile la procura della Repubblica arrivi alla chiusura delle indagini. Un stop assolutamente indispensabile per fare il punto della situazione e chiarire alcuni punti ancora oscuri. In questi mesi sono ascoltati diversi nuovi testimoni e vagliate le posizioni sia degli indagati sia di altri personaggi. Non ci sarebbero, allo stato, elementi tali da portare a nuove misure cautelari. Ma sarebbe stato costruito un interessante quadro probatorio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web