Sicurezza
A 50 anni deve chiedere aiuto ai genitori
La storia di Massimo, vice capo turno: «Sono disperato, devo pagare il mutuo e crescere un bimbo»
PORCARI
Costretto a tornare nelle braccia dei genitori con un mutuo ancora da pagare e mantenere il figlio di tre anni. Il fallimento della Eurosak ha travolto anche le esistenze di tanti lavoratori e delle loro famiglie con mutui, debiti e figli da sfamare. Storie drammatiche nelle pieghe della crisi di un'azienda storica. Storie come quella di Massimo Luschi, 50 anni, porcarese, vice-capo turno nell'azienda di imballaggi industriali in via Capannori.
«Lavoro alla Eurosak dal 1993 e non avrei pensato lontanamente di trovarmi in questa situazione disperata all'età di cinquant'anni. Ho un mutuo da pagare e un bimbo di 3 anni. Come faccio ad andare avanti? Mi aiutano i genitori con le rate del mutuo, la spesa, le bollette, i vestiti. Non ho alternative, anche se così perdiamo la dignità. Cerco di trovare la forza anche negli amici e nella solidarietà dei compagni di fabbrica. Il fallimento ci ha travolto come uno tsunami». Massimo però non ha perso la dignità e la forza di lottare. «Adesso però vogliamo risposte. Questa vicenda è assurda, addirittura c'era un piano per assumere tre lavoratori, invece siamo a casa. Adesso leggiamo di offerte e cordate. Uno spiraglio positivo? Noi vogliamo continuare ad essere fiduciosi, ma è dura alzarsi ogni giorno senza avere prospettive e un futuro incerto».
Il ritratto della Eurosak è quello di una grande famiglia. Lavoratori tra i 38 e 55 anni, molto affiatati, uniti da una storia importante. Un'azienda leader nel settore che di punto in bianco ha dovuto fare i conti con parole come fallimento e cassa integrazione. Ed ora lo spettro di una chiusura definitiva. «È stato un fulmine a ciel sereno la decisione del tribunale di non accordare il concordato, tutti i creditori erano d'accordo, tranne uno - dicono due lavoratori, Paolo e Marco -. L'azienda ha sempre avuto lavoro, anche durante l'esercizio provvisorio abbiano continuato la produzione per smaltire ordinativi. C'erano state le avvisaglie di una flessione, ma nessuno avrebbe immaginato di ritrovarci sull'orlo del baratro». Prova a sorridere Roberta Bocchibianchi, rappresentante delle Rsu. «C'è preoccupazione, inutile nasconderlo, sebbene le notizie più recenti abbiano riacceso una speranze. La curatela ci ha detto che richiederà un nuovo esercizio provvisorio e che alcune cordate sono interessate a rivelare l'azienda. Aspetteremo, ma intanto la situazione è critica. Lo stipendio di gennaio non sarà riscosso e 16 marzo prenderemofebbraio».
«In questa fase preoccupa il tempo di attesa, anche 4-5 mesi, per la riscossione attraverso la cassa integrazione» dice Graziano Peschiera, operaio ai macchinari. «Se non andiamo avanti finisce tutto, non c'è più futuro per la Eurosak e i suoi lavoratori. L'esercizio provvisorio è la nostra ancora di salvezza per lavorare ed essere regolarmente pagati. Non voglio nemmeno pensare a prospettive più cupe». Nessuna proclamazione dello stato di agitazione. Si continua comunque a sperare in una soluzione positiva della vertenza. (n.n.)
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