Il dolore
Eleonora a casa otto mesi dopo «Ho passato momenti difficili»
“Rapita” dal padre che vive in Brasile dopo un estenuante tira e molla con l’ausilio del consolato la ragazzina ha riabbracciato mamma Simonetta che adesso chiede di tornare a una vita normale
MARLIA
Eleonora torna a casa. Otto mesi dopo riabbraccia mamma Simonetta, la sorella Beatrice e il fratello Claudio. È la fine di un incubo. Di quel padre ingombrante che non voleva più rimandarla a casa e le impediva i contatti con la sua famiglia preferisce non parlare. È stanca, ma sorridente quando - accompagnata da una hostess - sbarca all’aeroporto di Pisa.Sono le 11,45 del 22 febbraio 2012. Era partita da quello stesso scalo il 10 luglio 2012. Non le sembra vero di stare seduta sul divano di casa con la mamma che le tiene la mano e non riesce a smettere di sorridere mentre la guarda. Ci sono volute sedici ore per arrivare a Pisa. Ore lunghissime per la mamma, in trepidate attesa, a casa, in contatto diretto con il Consolato di San Paolo. «Ho avuto la certezza che l’avrei rivista solo ieri sera (martedì, ndr) alle 22.30, quando mi è stato assicurato che si stava imbarcando. Non mi sembrava vero» attacca mamma Simonetta, la voce ancora tremante per l’emozione. Sui terrazzi della casa di Marlia, a pochi passi dal viale Europa, sono attaccati palloncini e festoni. Lungo le scale che portano all’appartamento dove abita Eleonora campeggiano cartelloni colorati con la parola «Bentornata». È tutto pronto per la festa a cui parteciperanno familiari e amici stretti. Nel pomeriggio, Eleonora sta ancora riposando. La madre e la sorella Beatrice, 18 anni, la chiamano. Esce dalla sua camera un po’ spaesata. «Sto bene, è stato un viaggio molto lungo. Ci sono volute sei ore di pullman per arrivare da Paraty a San Paolo e poi altre dieci ore di volo per giungere a Pisa». «Sono tante ore che non dorme», aggiunge mamma Simonetta, che racconta di un episodio singolare accaduto in aeroporto, mentre aspettava, con l’altra figlia e il figlio Claudio. «Non stavo nella pelle, mi sono anche sentita male perché Eleonora non arrivava. Sono quasi svenuta, mi ha sorretto Beatrice». Eleonora non arrivava perché si erano bloccati i nastri trasportatori e i bagagli non uscivano. I suoi familiari hanno dovuto attendere quasi un’ora in più per rivederla. «Anch’io ero agitata, ma mamma lo era molto di più, tremava» racconta sorridendo Beatrice. Eleonora accetta di raccontare qualcosa del periodo passato con il padre in Brasile: due mesi che sono diventati otto. «All’inizio volevo fermarmi un po’ di più, non ho notato niente di strano. Poi ho capito che c’era un po’ di tensione tra papà e mamma. Ho passato dei giorni difficili, ma non stavo malissimo. Ho fatto alcune amicizie, ho imparato un po’ la lingua. Ma ho iniziato a preoccuparmi quando non ho potuto parlare con mamma al telefono o con mia sorella su Facebook. A volte l’ho fatto di nascosto, ma sapevo che papà si sarebbe arrabbiato». Quattro mesi di silenzio. Un inferno per mamma Simonetta. «Mi sembrava di impazzire. – ricorda – Il mio ex mi ha detto che non l’avrei più rivista e non sapevo cosa fare. L’unica certezza che avevo era che Eleonora si trovava ancora a Paraty, dove ho dei conoscenti che m’informavano. Non potevo parlarle, ma sapevo che era là e stava bene. Poi il Consolato e il mio legale si sono occupati di questa situazione e dalla metà di gennaio le cose sono andate meglio. Ho potuto riparlare con Eleonora, ho iniziato a sperare, abbiamo trovato un accordo per il rientro. Ma fino a martedì sera, quando mi è stato comunicato che era in aeroporto e stava per imbarcarsi, ho temuto che qualcosa potesse accadere. Ora desidero soltanto riacquistare un po’ di tranquillità, sono stati mesi durissimi». Anche Eleonora cercherà di tornare alla sua vita normale. «Non andrò a scuola in questi mesi, ricomincerò a settembre. Avrei dovuto frequentare il primo anno al Civitali, ma ho saltato tutta la prima parte dell’anno scolastico. Nel frattempo non so cosa farò. Tornare in Brasile? Sì, forse un giorno».
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