Attenzione
Lo Steccone ritorna sotto sequestro
Abusi edilizi: la Cassazione annulla il provvedimento del Riesame e conferma la tesi della procura che appone i sigilli
LUCCA
La telenovela infinita. La Cassazione accoglie il ricorso della Procura in materia edilizia e annulla il provvedimento datato 24 novembre 2010 con cui il tribunale del Riesame di Lucca aveva dissequestrato l’area dello Steccone in via della Formica a San Concordio. L’area in cui la Polis intende realizzare un centro commerciale e direzionale: uffici, negozi e una grande piazza. In virtù del provvedimento della Suprema Corte ieri mattina alle 9 la polizia giudiziaria dei vigili urbani in servizio in procura ha apposto nuovamente i sigilli sull’area - una superficie di 10907 metri quadrati - interessata ai lavori edilizi. Il ricorso era stato presentato dal sostituto procuratore Sara Polino dopo che i giudici del Riesame (presidente Annarumma, Di Grazia e Nerucci) riguardo alle presunte violazioni edilizie avevano osservato - per quanto concerne le difformità del permesso a costruire del fabbricato - differenze di modesta rilevanza sotto l’aspetto edilizio e urbanistico per le quali la misura cautelare del sequestro appariva sproporzionata visto che era stata presentata domanda di permesso a costruire di «variante in corso d’opera». Per la procura invece erano stati eseguiti lavori in difformità rispetto alla concessione originale. La Corte di Cassazione in pratica sposa la tesi accusatoria definendo «essenziali» le modifiche apportate al progetto originale rispetto a quanto costruito.
Possibili conseguenze. Il cantiere è fermo da tempo. Ma la decisione della Suprema Corte potrebbe provocare lo stop definitivo. Perché il Comune dovrà rilasciare alla Polis un nuovo permesso a costruire che dovrà nuovamente passare il vaglio della commissione. Insomma si riparte da zero con conseguenze facilmente immaginabili.
Doppio binario. L’inchiesta della magistratura sul cantiere dello Steccone va avanti su un doppio binario. Per la parte ambientale, curata dal sostituto procuratore Lucia Rugani, sono ancora in corso i rilevamenti e le analisi per la bonifica dell’area e quindi l’indagine verrà chiusa soltanto al termine dei carotaggi. Accertamenti necessari per il pericolo di una potenziale contaminazione del suolo dove l’Arpat aveva riscontrato la presenza di idrocarburi (tra l’altro al termine degli esami Polis potrà procedere con il piano di caratterizzazione).
Indagini chiuse. Per quanto concerne le presunte violazioni edilizie il sostituto procuratore Sara Polino ha ricevuto la perizia dal consulente tecnico ed è ormai prossima a chiedere il rinvio a giudizio nei confronti dei 7 indagati. Tra breve riceveranno l’avviso di conclusione delle indagini per i lavori eseguiti in difformità della concessione originale Claudio Riccardi, 66 anni, amministratore delegato di Gesam e Ugo Giurlani, 50 anni, legale rappresentante di Polis proprietaria dell’area e committente dei lavori per la realizzazione del complesso commerciale di S. Concordio e i tre rappresentanti delle imprese edili che si occupano della realizzazione materiali dei lavori: Luca Gelli, 46 anni, di S. Lorenzo a Vaccoli, legale rappresentante della Celfa di via Nieri, Edo Puccetti, 78 anni, di Monte S. Quirico, titolare della ditta Puccetti spa e Giuliano Giuliani, 50 anni, di Gragnano, rappresentante della Cipriano Costruzioni ed ex presidente della Lucchese. Per lo stesso reato sono indagati anche il progettista e il direttore dei lavori: l’ingegner Paolo De Santi, 54 anni e l’architetto Anna Conti di 63 residente a Firenze.
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