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Lucca

Oltre 100 pensioni rinviate sono i “dannati” del 1952

di Ilaria Bonuccelli
Oltre 100 pensioni rinviate sono i “dannati” del 1952

Per pochi giorni costretti a rimandare anche di alcuni anni il congedo dal lavoro e molti sul trattamento di vecchiaia avevano programmato mutui e prestiti

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Dovevano essere contattati in questi giorni per le pratiche della pensione. Invece, verranno richiamati fra tre o sei anni. Sono centinaia le persone che si vedono allontanare la pensione di vecchiaia solo per il fatto di essere nati nel 1952. Alla sede Inac, le scene di sgomento sono all’ordine del giorno. Anche perché in alcuni casi - ammette Libero Seghieri, direttore del patronato - non c’è «neppure la possibilità di fornire una data precisa sull’erogazione della pensione rinviata per motivi anagrafici. Le disposizioni sull’aspettativa di vita non consentono calcoli esatti».

Una certezza, in realtà, c’è: per un solo giorno, centinaia di persone si vedono slittare la pensione di 3 anni e 9 mesi. Per 90 giorni di differenza, lo slittamento è di 6 anni. La legge - ammette Seghieri - è chiara: chi è nato nel 1952 è penalizzato. Chi ha compiuto 60 anni entro il 31 dicembre 2011 riscuote la pensione di vecchiaia regolarmente, senza slittamenti già da quest’anno; chi è nato solo il 1° gennaio 1952, invece, si vede allontanare la pensione di 3 anni e 9 mesi. «Addirittura chi è nato dal 1° aprile 1952 in poi - sottolinea Seghieri - potrà riscuotere la pensione di vecchiaia 6 anni dopo i nati nel 1951. Non credo che sia un parametro equo prevedere uno slittamento di 6 anni per un trattamento contributivo, a fronte di una differenza anagrafica di pochi mesi. Un provvedimento del genere non ha eguali in altri paesi che storicamente fanno parte dell’Unione Europea».

Lo slittamento. La riscossione ritardata della pensione di vecchiaia - conferma Seghieri - riguarda centinaia e centinaia di persone. E il nuovo regime ha messo in ginocchio moltissime famiglie: «Ho assistito personalmente a drammi che si sono consumati al nostro sportello. Ci sono persone che hanno contratto prestiti e mutui, convinte di poter contare sui 5mila euro l’anno della pensione di vecchiaia per ammortizzare il finanziamento e che oggi si ritrovano a non sapere come arrivare in fondo al mese. La situazione di povertà - sottolinea Seghieri - si va estendendo e la frase più ricorrente è diventata: “Ora come facciamo?”».

L’unica risposta che il patronato dà, nei fatti, è lo «studio di cavilli di legge per consentire alle persone di avere il massimo del trattamento previdenziale». Ma non ora. A centinaia di persone, con pratiche già istruite, il patronato - conferma Seghieri - deve dire «che saranno richiamate non prima di 6 o 7 anni».

L’aspettativa di vita. In molti casi - denuncia Seghieri - il patronato non è neppure in grado, oggi, di dire quando la pensione potrà essere erogata con precisione. Può solo confermare che non verrà pagata nei tempi previsti in base alle normative precedenti. «L’incognita della riscossione - precisa Libero Seghieri - è legata all’agganciamento dell’aspettativa di vita ai requisiti di maturazione della pensione. In pratica, allungandosi l’aspettativa di vita si posticipa la data alla quale si può riscuotere la pensione. Se dal 2013 sappiamo che l’aspettativa di vita fa slittare di 3 mesi l’età pensionabile, non abbiamo idea di che cosa possa succedere nel 2016, quando è previsto il primo aggiornamento di questo parametro». A quantificare, in mesi, quanto vale l’aspettativa di vita - sia per le pensioni di vecchiaia che per quelle di anzianità - sarà «l’Istat. Si dice che nel 2016 questo parametro si tradurrà in uno slittamento di 5 mesi della pensione, ma non è sicuro. Perciò a molte persone non sappiamo dire quando potranno davvero riscuotere la pensione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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