Attenzione
«Quel fumo mi ha impedito di salvarla»
Il drammatico racconto di Paolo Pisani, genero della vittima, che ha sfondato la porta cercando di raggiungere l’anziana
di Luca Tronchetti
BAGNI DI LUCCA
«Ho sfondato la porta a calci, ho provato a salvarla entrando nella coltre di fumo denso e scuro con un fazzoletto bagnato sulla faccia per poter respirare. Ma non ce l’ho fatta ad arrivare alla camera da letto e se non fossi uscito in fretta sarei morto anch’io». Paolo Pisani, 49 anni, il genero di Maria Rosa Ursella, la donna di 79 anni morta soffocata nell’abitazione assieme al fedele cane, osserva quella casa nel centro di S. Gimignano di Controne devastata dalle fiamme con i muri impregnati di fuliggine e il fumo acre che non ne vuol sapere di lasciare le stanze. Mentalmente ripercorre i momenti precedenti e quelli successivi di una giornata che lo segna per tutta la vita. «La nostra esistenza è cambiata venerdì 17 febbraio: eppoi dicono che non dobbiamo essere scaramantici» prosegue amaro il panettiere. Che fa una riflessione ad alta voce: «Mia suocera e il nostro Chow Chow si sono sacrificati per noi. Pensi se fossimo stati tutti a casa insieme. Io, mia moglie e le mie due figlie. Solitamente il venerdì sera non usciamo. Sotto l’abitazione c’è la nostra attività: un piccolo panificio a conduzione familiare. Ci alziamo alle 2,30-3 del mattino per aprire il forno e iniziare a lavorare. Da quanto ci hanno detto i pompieri il corto circuito si è sviluppato verso mezzanotte e mezza e nel giro di un’ora il primo piano era completamente invaso dal fumo. Potevamo essere tutti a letto: colti di sorpresa e incapaci di reagire. Invece l’altra sera, grazie all’insistenza di alcuni amici, abbiamo deciso di partecipare a una serata dedicata al burraco che si svolgeva in via di Tiglio a Lunata. E anche le nostre figlie Melania e Ilenia di 27 e 19 anni erano fuori con le amiche».
Drammatico rientro. Una e venti. L’auto con a bordo Paolo Pisani e Cinza Benassi, la figlia della vittima, parcheggia accanto alla casa a due piani nel borgo del paese. Marito e moglie scendono dall’abitacolo, ma si accorgono subito che c’è qualcosa che non va. Dallo stipite della porta d’ingresso esce del fumo denso e scuro. «Non c’è stato nemmeno il tempo di pensare. - dice l’artigiano - Salgo le scale di corsa e prima di dirigo sulla porta posta sul retro dell’abitazione. Ma il calore ha dilatato il legno ed è impossibile aprire».Sono secondi interminabili con la moglie che grida e chiama per nome la madre che non può risponderle.
Tentativo disperato. «Allora mi precipito sulla soglia dell’ingresso e a calci sfondo la porta. Subito un’ondata di fumo nero mi travolge provocandomi problemi respiratori. Senza pensarci un attimo scendo giù e dal panificio prendo l’estintore, deciso ad entrare per tirar fuori dalla casa mia suocera. Mi metto uno straccio bagnato davanti alla bocca e con lo schiumogeno in mano cerco di farmi largo in quell’inferno di fumo. In lontanza vedo le fiamme provenire dalla mia camera da letto. Purtroppo non riesco ad arrivare alla stanza dove dormiva Maria Rosa. L’odore è troppo acre e l’esalazione del fumo mi sta stordendo. Intuisco che se fossi avanzato ancora un po’ sarei crollato a terra svenuto. Così esco di corsa cercando di bere del latte per pulirmi i polmoni». Intanto la moglie avvisa i vigili del fuoco. Una squadra parte dal comando di via Barbantini e arriva poco dopo le 2. Con maschere antigas e idranti i pompieri entrano nell’abitazione. Ma quando raggiungono la camera da letto de trovano l’anziana morta accanto alla porta con il fedele Erasmo.
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