La manifestazione
Corsi di ginnastica e libri per i detenuti
A San Giorgio iniziative contro la marginalità, duro comunicato del Sappe sugli incidenti di ieri
LUCCA
Biancheria, materiale elettrico, corsi di ginnastica e raccolta libri: sono questi gli interventi concreti a favore dei detenuti del carcere San Giorgio promossi dal Comitato popolare di piazza San Francesco e sostenuti economicamente dalla Fondazione Cassa di Risparmio per un totale di 10mila euro. “Oltre i muri, dentro le Mura”, questo il nome del progetto, ha come obiettivo principale quello di abbattere i muri, mentali e fisici, che rendono il carcere lucchese, infossato nel centro cittadino, entità a sé, attraverso una campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica lucchese sulle condizioni di marginalità a cui i detenuti sono soggetti.
Presentato ieri mattina dentro la casa circondariale di Lucca dal direttore dell'istituto, Francesco Ruello, dal Comitato popolare San Francesco, dall'onorevole Pd Raffaella Mariani e da Ela Mazzarella della Fondazione CrL, il progetto consiste, come primo intervento, nell'attivazione di tre corsi di ginnastica, partiti una settimana fa e tenuti da quattro istruttori dell'associazione Libertas. «Inoltre, dopo aver effettuato una mappatura dei bisogni dei detenuti, resa possibile dal supporto del cappellano Don Giordano, ci siamo mossi – spiega Simona Bottiglioni del comitato San Francesco – per provvedere ad alcune forniture di beni di prima necessità: da una parte generi di biancheria e dall'altra materiale elettrico e piccole forniture per far fronte alle necessità della struttura. Infine abbiamo lanciato una campagna di raccolta libri, portati alla sede in piazza San Francesco da tantissimi cittadini lucchesi, che ci ha permesso di arricchire la piccola biblioteca del San Giorgio».
Il carcere lucchese ospita prevalentemente stranieri privi di permesso di soggiorno, tossicodipendenti, persone povere senza il sostegno della famiglia o con problemi psichiatrici e circa la metà è in attesa di giudizio.
«Nel tempo – dice Francesco Ruello, direttore del carcere – siamo riusciti ad istituire diversi corsi dentro la struttura; stiamo anche lavorando con l'Asl per incrementare l'intervento psicologico (a 20 ore) e quello psichiatrico (a 15 ore)». Interventi preziosi, resi possibili anche dal contributo economico della Fondazione Crl, che sempre più, sta diventando «un vero e proprio osservatorio», come racconta Ela Mazzarella. «Ci arrivano richieste che denotano situazioni di emergenza: per questo siamo convinti che sia necessario dare la priorità a progetti che, come questo del Comitato, siano in grado di attivare le risorse del territorio e rispondere ad esigenze concrete». Tutte iniziative che hanno come finalità primaria quella di puntare sul percorso rieducativo e riabilitativo della pena, aspetto previsto dall'ordinamento italiano e troppo spesso dimenticato: «Su questo – dice l'onorevole Mariani – la comunità, con le sue migliori energie, può fare molto».
In ogni caso, problemi di sovraffollamento e sottodimensionamento degli organici del personale sono all'ordine del giorno. E talvolta capitano anche episodi di violenza. L’ultimo due giorni fa: sei agenti di polizia sono stati feriti da due detenuti facinorosi con problemi psichici. Su questo avvenimento, ieri pomeriggio il sindacato autonomo di polizia penitenziaria ha rilasciato un comunicato:«Se c'è un dato che sconcerta – spiega il segretario Donato Capece – nell'attuale quadro del sistema penitenziario nazionale è la pressoché generale assenza sul territorio e negli istituti di competenza di buona parte dei provveditori regionali dell'amministrazione penitenziaria, dirigenti generali dello Stato lautamente stipendiati, che per la legge sono - o meglio, dovrebbero essere - i referenti regionali dell'amministrazione centrale del Dap. Dovrebbero diramare disposizioni per contenere le criticità ed invece sono del tutto assenti. I protagonisti delle violenze di ieri a Lucca, ad esempio, avrebbero dovuto essere trasferiti da tempo dal provveditore regionale per avere creato analoghe situazioni di tensione e violenza, ma inspiegabilmente erano sempre lì! Tanto nella prima linea delle sezioni detentive ci stanno le donne e gli uomini della polizia penitenziaria, mica loro…»
Nadia Davini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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