Proteste
Imprese contro la Rai «Assurdo il canone sui pc»
Alle ditte stanno arrivando in questi giorni le richieste di pagamento Confesercenti e Confartigianato sono in rivolta, parte una raccolta di firme
LUCCA
Hai un computer che può ricevere trasmissioni televisive? Devi pagare il canone. È questa la richiesta che sta arrivando in questi giorni dalla Rai a centinaia di imprese lucchesi, che si trovano a dover fare i conti con un nuovo balzello.
Una richiesta che in questo momento di estrema difficoltà e di crisi economica è sembrata come una sorta di persecuzione, un modo per incamerare denaro a ogni costo.
E le reazioni non sono mancate, a partire da quelle delle organizzazioni di categoria.
Confesercenti e Confartigianato sono in rivolta.
«L’ennesimo balzello ai danni dei commercianti – commenta il direttore di Confesercenti, Emanuele Pasquini – che questa volta sfiora addirittura il ridicolo. La legge, infatti, utilizza una dizione che, com’è facile intuire, grazie agli sviluppi registrati a livello tecnologico (computer, telefonia, ecc.) riguarda la quasi totalità delle imprese. Imprese che, è bene ricordarlo, usano computer e telefoni per esigenze di lavoro e non per vedere la televisione.
«Riteniamo - aggiunge - di essere di fronte a una norma assurda, quindi, che costringe le imprese a un ulteriore esborso, in un momento segnato da una crisi economica senza precedenti per le nostre aziende, già duramente colpite dai provvedimenti di deregulation in atto e dall’esistenza di decine di balzelli assurdi».
La conclusione di Confesercenti: «Sarebbe opportuno modificare una norma vetusta e iniqua, emanata in pieno regime fascista».E Confartigianato incalza dicendo:
«Ci sembra veramente che la misura sia colma, per questo stiamo raccogliendo le firme presso le nostre sedi provinciali per sostenere una campagna di massiccia protesta. Confartigianato Lucca interviene per chiedere immediatamente una inversione di rotta. La noma è stata interpretata dalla Rai nel senso di obbligare al pagamento del canone tutte le imprese che detengono dispositivi video-elettronici destinati agli usi più disparati, inclusi Pc-monitor, videofonini, videoregistratori, IPad e, tanto per non lasciare fuori nessuno, anche sistemi di videosorveglianza. E l’obbligo naturalmente scatta anche nel caso in cui questi apparecchi non siano utilizzati per la ricezione di programmi radiotelevisivi, visto che si tratta di una imposta sul mero possesso dell’apparecchio. Una richiesta davvero assurda».
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