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Lucca

Tribunale, pignorati gli arredi

Tribunale, pignorati gli arredi

La legge Pinto sulla ragionevole durata del processo colpisce indiscriminatamente gli uffici giudiziari

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LUCCA

L’ufficiale giudiziario entra nell’edificio e indica arazzi, tappeti, mobili e panchine che gli operai della ditta incaricata sistemano sul furgone. Scene che si ripetono quotidianamente durante i pignoramenti. Stavolta però i beni che verranno battuti all’asta vengono portati via dai corridoi del palazzo di Giustizia in via Galli Tassi. Un pignoramento clamoroso che, tra l’altro, non è stato ancora ultimato. Sono una trentina gli arredi che verranno venduti alle aste giudiziarie. È l’effetto della legge Pinto che disciplina il diritto di richiedere un’equa riparazione per il danno, patrimoniale o non patrimoniale, subito per l’irragionevole durata di un processo. Ma il tribunale di Lucca non c’entra ed è solo vittima inconsapevole di questa storia. La legge infatti permette all’avvocato del proponente che ottiene il riconoscimento dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo della durata irragionevole del processo (penale, civile o amministrativo) la facoltà di procedere a pignoramento di beni appartenenti al Ministero di Giustizia e quindi di scegliere oggetti e mobili di un qualsivoglia tribunale italiano. E il legale di Prato che ha ottenuto per il suo assistito in una causa civile durata oltre il tempo ragionevole (in questo caso 5 anni) un risarcimento di 6500 euro ha deciso di pignorare gli arredi del tribunale Galli Tassi.

Opposizione del presidente. La richiesta risale a un anno fa e il presidente del tribunale, Gabriele Ferro, venuto a conoscenza della situazione si mise subito in moto per cercare di fermare la procedura. Prese carta e penna e scrisse, più d’una volta, al Ministero di Giustizia per chiedere un intervento risolutore anche attraverso l’Avvocatura dello Stato. Ma, a quanto è dato sapere, da Palazzo Piacentini in via Arenula a Roma nonostante i solleciti nessuno avrebbe mosso un dito. E così mercoledì pomeriggio l’ufficiale giudiziario ha iniziato le procedure di pignoramento. Un arazzo che faceva bella mostra di sè in fondo al corridoio laterale dove si trovano i giudici del tribunale civile è stato staccato e portato via. Così come alcuni armadi di fine Ottocento sistemati lungo i muri portanti e le panche dislocate vicino alle aule penali dove spesso siedono testimoni, parti civili, familiari degli imputati prima che venga chiamato il dibattimento. La legge impone che a fronte di un debito di 6500 euro vengano pignorati beni, da vendere all’asta, per un valore che si presume circa il doppio dell’importo pignorato. Logicamente i dirigenti del tribunale di Lucca si sono opposti alla procedura, ma non hanno potuto evitarla.

Il tribunale di Prato. Da tre anni e quattro mesi Francesco Antonio Genovese è il presidente del tribunale di Prato. È amareggiato e dispiaciuto per quanto è accaduto al tribunale di Lucca «per colpa di un avvocato pratese che non ha avuto il coraggio di applicare la legge Pinto al nostro tribunale».Ci tiene però a precisare che i ritardi che hanno portato alla condanna per irragionevole durata del processo e al pignoramento di alcuni beni del Galli Tassi non è da attribuire al suo operato e a quello dei giudici attualmente compongono il tribunale di Prato: «Riguardano vicende antecedenti al 2005. Ci tengo a sottolineare che in questi tre anni abbiamo smaltito circa 3000 fascicoli di arretrato (da 7400 a 5400 cause). I ritardi accumulati nel passato non sono imputabili al mio ufficio, ma a chi ci ha preceduto. Al tribunale di Lucca va la nostra solidarietà». (l.t.)

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