Proteste
Chiari vuole un maxi risarcimento
L’ex superassessore spara a zero contro tutti: magistratura, forze dell’ordine, politici: «Hanno rovinato la mia vita»
LUCCA
Vuole soldi. Tanti soldi. Un maxi risarcimento per centinaia di migliaia di euro (forse un milione) che, almeno in parte, lo riabiliti per quei «15 giorni d’inferno» vissuti nel carcere di San Giorgio. Un provvedimento detentivo che anche alla Suprema Corte annulla definendolo «infondato e carente». Per l’ex superassessore Marco Chiari, 62 anni, geometra, in politica dal 1998, le parole dei giudici della Cassazione sono musica per le sue orecchie. Ne ha per tutti nel suo ufficio di viale Giusti: magistratura, forze dell’ordine, politici locali. È un fiume in piena l’ex uomo di fiducia del sindaco Mauro Favilla. La prima stilettata è rivolta alla procura e al giudice delle indagini preliminari.
Una vita stravolta. «Rispetto al Riesame la Cassazione esclude anche la corruzione impropria che, comunque, non avrebbe permesso il mio arresto. Hanno stravolto la mia vita, violentato la mia famiglia, distrutto il mio lavoro. Al pm e al gip chiedo un atto di onestà che li porti ad ammettere l’errore. Chiedo l’archiviazione che mi riabiliti agli occhi di tutti e la possibilità di tornare in possesso di tutti i miei averi. Da nove mesi vivo con i soldi che mi da mia moglie. Mi hanno sequestrato conti correnti, bancomat, carte di credito trattandomi alla stessa stregua di un mafioso. Adesso che la Suprema Corte ha distrutto l’ipotesi delittuosa proseguire pervicacemente nei miei confronti avrebbe il sapore di una vera persecuzione. La procura ha il diritto-dovere di indagare, di approfondire, di scavare, ma non può illecitamente usare misure coercitive nei miei confronti su semplici ipotesi com’è accaduto nel mio caso».
Ingiusta detenzione. Logico il ricorso per ingiusta detenzione. Ma Chiari si spinge oltre. «Allo Stato chiederemo tanti soldi. Perchè da questa storia ho subito danni irreparabili. La mia salute ha avuto un contraccolpo notevole (un intervento chirurgico al cuore) e ho perso notevoli opportunità di lavoro. A luglio con lettera raccomandata ho ricevuto la revoca per tre grandi incarichi pubblici (appartamenti e villette a Capannori e in due comuni versiliesi). Il motivo? Mancanza di fiducia per il clamore suscitato dall’inchiesta. Quantificare il danno economico? Si tratta di centinaia e centinaia di migliaia di euro (forse un milione, ndr). E chiederò il risarcimento anche a chi sul mio conto ha dichiarato il falso (c’è un contenzioso aperto con una delle testimoni ed ex professionista del suo studio)
Metodi poco ortodossi. «I carabinieri hanno forzato alcune testimonianze. Interrogatori al limite della legalità con i testimoni invitati a cui veniva fatto capire che sarebbero potuti uscire di lì come indagati tanto che 2-3 persone si sono rifiutate di firmare il verbale».
Arruffoni della politica. Chiari non farà più politica. Si sente usato ed è deluso dal panorama lucchese: «Ringrazio soltanto tre persone: Glauco Moscardini, Sauro Doroni e Paolo Micheloni. Favilla? Doveva essere il primo a venirmi in soccorso, ma un assessore in manette non era un bel biglietto da visita. Fazzi? L’ho sentito soltanto negli ultimi tempi. Nel Pdl mi hanno detto che qualcuno (Lido Fava) al momento del mio arresto si è messo a ballare in Comune. Amministrare un Comune è come amministrare una Spa. E a Lucca non c’è un Marchionne in grado di gestirla».(l.t.)
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