Il Tirreno

Lucca

Primi a rimetterci il salario gli stranieri e i più giovani

I primi a perdere il lavoro sono stati gli extracomunitari e poi gli uomini. La crisi infatti ha toccato non solo i rapporti economici ma anche quelli sociali tra italiani e immigrati e tra...

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. I primi a perdere il lavoro sono stati gli extracomunitari e poi gli uomini. La crisi infatti ha toccato non solo i rapporti economici ma anche quelli sociali tra italiani e immigrati e tra uomini e donne. E se si guarda al quadro nazionale può sembrare paradossale ma a pagarla sono stati soprattutto i maschi. Dopo la scomparsa del settore tessile, con la Cantoni che impiegava una manodopera essenzialmente femminile, ora il settore industriale impiega soprattutto gli uomini che sono l’85% dei lavoratori nel settore secondario. E poi ancora il settore dell’edilizia, dove non ci sono donne impiegate, che ha perso 3mila dei 15mila svaniti con la crisi.

I dati dell’occupazione maschile arrivano comunque al 69,8% contro il 53,6 delle donne, tra le quali ci sono molte casalinghe che figurano come inattive. Ma anche sul fronte della disoccupazione sono penalizzate: 7,3 contro 8,6%. Un divario marcato che però si è assottigliato negli ultimi anni. Un periodo che si può facilmente suddividere in fasi dove i primi a perdere il lavoro sono stati gli immigrati che avevano impieghi precari. È anche per quello che la società lucchese per il momento ha retto.

Il primo colpo infatti lo hanno avvertito soprattutto gli stranieri e i giovani, anche italiani e la cosa non ha fatto rumore. Per i primi perché si tende a parlarne poco, i secondi perché hanno dalla loro il paracadute della famiglia.

Nella seconda fase invece hanno iniziato a chiudere imprese con uomini adulti, italiani e capofamiglia. E anche se i numeri assoluti di chi resta senza stipendio sono destinati a calare, c’è allarme sociale. Per gli stranieri a portare a casa i soldi ora sono le donne impiegate come colf e badanti che hanno un impiego, in molti casi anche al nero, in un settore in cui la domanda è costante.

La disoccupazione a Lucca ha toccato il massimo un anno fa toccando il 25,8%, poi si è dimezzata nel terzo trimestre del 2011 scendendo al 12,6. Sono loro i primi ad aver perso il lavoro e sono quindi anche i primi a reinserirsi perché hanno aspettative più basse con salari minori. In poche parole la qualità del lavoro e della manodopera a Lucca sta peggiorando e gli italiani, soprattutto i giovani, rischiano di dover abbassare le pretese economiche quando si allenterà la crisi. E anche quelle generazioni di immigrati sulle quali si era investito iniziano a scappare. Le badanti ucraine iniziano a scarseggiare perché partono verso la Scandinavia dove hanno iniziato a tagliare sul welfare e per loro si è aperto un mercato che consente di guadagnare tre volte in più rispetto a quanto prendevano qui. Un discorso che si ripete anche per i manovali albanesi. (a.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini