Il Tirreno

Lucca

Inferno da pendolare tra ritardi e sporcizia

di Nadia Davini
Inferno da pendolare tra ritardi e sporcizia

In viaggio sui treni regionali da e per la stazione di Lucca

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LUCCA

«Trenitalia vi dà il benvenuto a bordo e vi augura un buon viaggio». All'inferno, commentano sarcastici alcuni pendolari, studenti e lavoratori, seduti su poltrone annerite e diretti a Firenze. Vagoni vecchi. Sovraffollati. Sporchi. E poi ritardi, cancellazioni, disservizi. Questo l’inferno per centinaia e centinaia di pendolari lucchesi: diretti a Firenze, a Pisa, a Viareggio, a Lucca, in Garfagnana per studio e per lavoro.

Rebus orari. Ore 7,30, stazione di Lucca. Tra un minuto parte il treno per Firenze: ad aspettarlo numerosi pendolari. Di minuti ne passano un bel po' prima di poter salire, esattamente quindici. «Una normalità», spiegano i ragazzi che cercano un posto a sedere. Inizia così il nostro viaggio nel medioevo ferroviario toscano sulle linee che riguardano Lucca. «Quando fa solo dieci, quindici minuti di ritardo – racconta Fabrizio Venere, pendolare da tre anni e mezzo ed ingegnere a Firenze Rifredi – ci va di lusso. È un terno al lotto che solitamente funziona così: per una ventina di giorni il treno arriva puntuale o accumula ritardi che non superano i dieci minuti, poi per una settimana i disagi quadruplicano e i pendolari vengono lasciati in balìa di se stessi e del proprio destino senza che nessuno spieghi qualcosa. L'ultimo esempio risale a qualche giorno fa: c'è stato un tentato suicidio sulla Firenze-Viareggio, tutti i treni vengono soppressi. Alla stazione di Rifredi non viene comunicata alcuna possibilità di mezzi alternativi per raggiungere Lucca, così ho preso il treno per Santa Maria Novella e da lì il bus per Lucca. Il tutto mi è costato un considerevole ritardo».

Al lavoro in ritardo. «Il giorno seguente c'era sciopero – continua Fabrizio – l'unico treno garantito da Lucca era quello delle 7,31. Aspetto dieci, venti, trenta minuti e il treno non arriva; dopo 80 minuti me ne torno a casa, ho perso una giornata di lavoro e mi sono dovuto giocare anche un giorno di ferie. E per non farci mancare nulla, il giorno dopo il treno ha fatto altri 40 minuti di ritardo. In ufficio ormai sono costretto ad entrare con ritardo costante: a volta mi è successo di entrare alle 10,30, spesso alle 10, ancor più spesso alle 9,30. La situazione è peggiore sul ritorno: prendendo il treno delle 18,15 da Rifredi, è spesso capitato che sia sceso a Lucca alle 20/20,15». Eccola l'altra Italia dei binari: niente a che vedere con i Frecciarossa che in tre ore e mezza collegano Milano a Roma. Qui si parla di trasporto regionale, dove per raggiungere Firenze si arriva ad impiegarci quasi due ore tra scarsa puntualità, ritardi e soppressioni, pulizia carente e scarsa manutenzione, raccontano coloro che sui treni ci passano parte della propria esistenza.

Gap binario unico. Il problema è rappresentato, anche, dal binario unico. È così tutta la tratta della Garfagnana, idem per raggiungere Pisa, Viareggio e così è la linea che da Lucca arriva a Pistoia: ciò implica rallentamenti, soste in campagna e attese nelle stazioni intermedie per aspettare i treni che viaggiano al contrario.

Verso la Garfagnana. 6,53: parte il treno per Piazza al Serchio, sopra ci sono alcuni lavoratori e tanti studenti diretti all'Alberghiero di Barga. Due i vagoni a disposizione: i ragazzi che salgono a San Pietro a Vico, a Ponte a Moriano e nelle stazioni successive devono fare il viaggio in piedi fino a Mologno. «Il treno arriva alle 7,40 a Mologno – dice Irene, studentessa dell'Alberghiero – E' la stazione più vicina a Barga: da lì alla scuola ci vogliono dieci minuti, solo che bisogna aspettare mezz'ora prima che il pulman arrivi e ci porti su e quindi finiamo per arrivare puntualissimi o con qualche minuto di ritardo. Di solito il pullman è strapieno, perché raccoglie anche gli studenti di altri centri limitrofi: la stessa cosa succede per il ritorno».

Il treno da Mologno parte alle 14,02, spesso è in ritardo, a volte viene messo un solo vagone, altre volte ne vengono garantiti due, rarissamente ce ne sono tre. «Il problema – spiegano gli studenti - è che questo treno lo prendono anche i ragazzi che studiano a Castelnuovo e vivono a Diecimo e quindi quando arriva a Mologno è già pieno».

Un solo vagone. «Con un solo vagone – conclude Irene - finiamo per stare anche in bagno: quando succede così Trenitalia mette a disposizione anche il pulman, che però si ferma solo alle stazioni principali. Esco da scuola alle 13,15 e se il treno è puntuale arrivo a casa alle 14,50; molte volte mi è successo di arrivare alle 15,30, perchè il treno ritarda di 45 minuti: tutto questo anche se spendo 69,80 euro al mese di abbonamento».

Altra tratta, stessi disagi. Ore 8,10: parte il treno per Pisa, proveniente dalla Garfagnana. Tre vagoni strapieni, studenti e lavoratori l'uno addosso all'altro nei corridoi e in zona porte. «Fuori il gelo – raccontano Cristina Giusti e Ludovica Rossi – e dentro il caldo soffocante. Oppure si va all'estremo opposto: a volte ci sono vagoni freddissimi, senza riscaldamento. Questo treno solitamente è puntuale, al massimo cinque-dieci minuti di ritardo (a differenza di quello delle 7,55 che arriva da Firenze), ma è troppo piccolo rispetto al numero di studenti e lavoratori». A me fa schifo mettermi a sedere e appoggiare la testa su questi sedili – esordisce Luca – le condizioni igieniche sono inaccettabili: i vestiti che indosso stamani, stasera sono già da lavare. I sedili dal blu sono marrone ed è normale trovarci sopra macchie».

Il problema qui è soprattutto al ritorno: i treni che da Pisa raggiungono Lucca spesso sono in ritardo. Scrive David Barsi sul gruppo Facebook: «Che meraviglia prendere il treno delle 16,25 da San Rossore e vedersi 20 minuti di ritardo. Per arrivare a Piazza al Serchio ci ho messo due ore (partenza 16,25 arrivo 18,15).

Con lo sciopero. Accade il 27 gennaio, c'è sciopero. Ritroviamo Fabrizio Venere, appena sceso dal treno che arriva da Firenze. Infuriato. “E' stata un'odissea – racconta – il treno garantito era quello delle 19,30: 55 minuti di ritardo, carrozze senza riscaldamento». Un'eccezione? Tutt'altro. «Vergognoso – dice – io pago più di 70 euro al mese di abbonamento e al ritorno mi faccio tutto il primo tratto in piedi perché non c'è posto. E tra Pistoia e Lucca il treno va a passo d'uomo perché questo o quel passaggio a livello è aperto. Sto fuori più di dodici ore al giorno, ma ne lavoro otto come tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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