Sicurezza
In due anni raddoppiati i disoccupati
Da isola felice a fanalino di coda della Toscana con l’8 per cento. Sono anche andati persi 4.500 posti
LUCCA. Da isola felice a fanalino di coda in Toscana per quanto riguarda la disoccupazione. Ecco com’è cambiato tra il 2006 e il 2010 il mondo del lavoro in provincia di Lucca. A rilevarlo è l’infografica della testata on line Linkiesta.it e a guardare i dati dell’Istat basta poco per rendersi conto che la nostra provincia ha sentito più delle altre gli effetti della crisi.
Dalle stelle alle stalle. Cinque anni fa a Lucca appena 3,2 persone su cento tra quelle che erano in cerca di un’occupazione non riuscivano a trovarla. Medie da profondo nord che la piazzavano all’undicesimo posto in Italia, immediatamente a ridosso di Trento e addirittura davanti a realtà come Lecco, Lodi, Treviso e Sondrio.
Nel 2008 sono passati appena due anni e la Goldman Sachs è appena fallita, eppure i numeri iniziano già a farsi preoccupanti perché si sale al 4,8%. Ma siamo appena all’inizio perché nel 2010 Lucca scivola al 61° posto, appena dietro Rieti e Isernia, e con un tasso dell’8% si avvicina alla media italiana mentre in Toscana si piazza in penultima posizione davanti solo a Massa Carrara.
Dati a confronto. Se è vero che per leggere l’andamento del mercato del lavoro può essere piuttosto semplicistico guardare al tasso di disoccupazione, il problema comunque è reale ed è rilevato anche dall’Osservatorio provinciale sul mercato del lavoro che inizia le proprie rilevazioni nel 2007 da dati un po’ più alti. Nel primo trimestre di quell’anno risultava un 4,8% che poi è salito al 5,1 nel terzo. Numeri che non sono strettamente comparabili con quell’Istat, che emette un dato unico per l’anno solare, e parte da un campione più ristretto. E anche per il 2010, nei trimestri monitorati, i dati sono ben peggiori e in doppia cifra: 11,7 per il primo trimestre e addirittura 12,2 per il terzo. Ma se ci dovessimo basare solamente su questo potremmo pensare che la situazione sta migliorando perché i primi tre mesi del 2011 fanno segnare il picco peggiore con il 12,4% ma nel terzo trimestre su scende al 7,9%. Ma in questi casi è fondamentale valutare anche il tasso di occupazione.
Colpa della crisi. Nel 2009, quando sono arrivati i primi veri effetti della crisi, la disoccupazione ha iniziato ad aumentare ma l’occupazione no. Ed evidentemente molte persone che fino ad allora era in attive si erano messe in cerca di un posto di lavoro. Probabilmente una reazione a un clima generale di maggiore incertezza. Ora invece il tasso di disoccupazione in sei mesi è crollato di 4 punti e mezzo e per la prima volta è sceso anche il tasso di occupazione che è passato dal 62,4 al 61,7%. In pratica cala il lavoro ma anche chi lo cerca.
Persi 4.500 posti. Ragionando in assoluto, tra l’estate del 2009 e quella del 2010 si sono persi circa 4.500 posti di lavoro. Per l’assessore provinciale al lavoro Mario Regoli tra i dati del terzo trimestre del 2011 ci sono però anche cose interessanti da approfondire: «La Garfagnana ha dati più disomogenei rispetto alle altre tre zone. E’ quella che ha sentito la crisi più tardi rispetto alle altre e che la sta accusando proprio in questo momento». Ma le ripercussioni negative stanno continuando a vedersi nel settore secondario che invece tra il 2009 e il 2010 aveva tenuto grazie agli ammortizzatori sociali. «Con le vicende Panem ed Eurosak - aggiunge Regoli - abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni dei casi concreti e questo è l’aspetto che mi preoccupa maggiormente per le implicazioni sociali. Per fortuna il terziario sta mostrando segnali confortanti».
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