Il dolore
«Il modo per non pagare è solo demolire tutto»
LUCCA «A casi estremi corrispondono estremi rimedi». Sono arrabbiati gli agricoltori di Lucca e si dicono pronti a scendere in piazza nel caso le trattative che stanno conducendo in questi giorni a...
LUCCA
«A casi estremi corrispondono estremi rimedi». Sono arrabbiati gli agricoltori di Lucca e si dicono pronti a scendere in piazza nel caso le trattative che stanno conducendo in questi giorni a Roma non portassero a una completa rivisitazione dell’Imu. «Così com'è la norma porta una doppia tassazione – spiega Antonio Dati, di Confagricoltura Lucca – Nell’imposta Ici calcolata sul reddito dominicale dei terreni, infatti, era compresa la rendita del fabbricato. Ora invece arriva anche questa sorta di patrimoniale. Per noi si tratta di un vero e proprio salasso che anche il governo non aveva ben misurato». Sembra, infatti, che il gettito derivante dall’Imu sui fabbricati agricoli sia stato molto sottostimata. Per questo ed altri motivi le associazioni si aspettano che la norma sia rivista. Negli ultimi giorni dall’esecutivo sono arrivati segnali positivi in questa direzione. La battaglia si gioca nei palazzi romani ma anche nelle più minute sale consiliari dei Comuni. «Le amministrazioni locali – prosegue Dati – hanno facoltà di abbassare l’aliquota dall’2 all’1 per mille. In questo mese stiamo incontrando sindaci e assessori proprio per convincerli ad optare per questa soluzione».
C’è poi la questione dell’accatastamento dei fabbricati nel registro degli immobili: «Credo proprio che registrarli tutti entro il periodo stabilito – conclude Dati – sia tecnicamente impossibilie. Senza considerare l’ulteriore spesa a cui dovremo far fronte».
Molti agricoltori si dicono pronti a chiudere l’attività nel caso non ci sia una rivisitazione del provvedimento: «Ma questo non li salverà dall’Imu – spiega Alberto Focacci, direttore di Cia Lucca – L’unica soluzione che hanno è radere al suolo l’immobile. L’impatto della manovra per noi è devastante: accettiamo i rincari sui terreni ma non che vengono tassati beni strumentali alla nostra attività. Oltretutto stalle e fienile spesso hanno un valore inferiore a quello che il titolare si troverebbe a pagare per loro». Le aziende del territorio hanno dimensioni medio-piccole e soffrono per prime la crisi economica: «Spesso ci si dimentica che i coltivatori svolgono un ruolo importante nel recupero e nella tutela del territorio – spiega Focacci – Penso alle aziende della Garfagnana, che rappresentano un presidio e producono prodotti ormai divenuti marchio di fabbrica di queste zone: ad esempio la farina di neccio Dop o il farro Igp. Senza considerare il latte prodotto dalle aziende zootecniche e distribuito in varie zone della provincia. Uguale importanza rivestono le aziende della Piana con le colture di vino e olio che rendono splendido il territorio. (g.p.)
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