Gioco
Manifattura, guerra sull’appalto Ricorso al Tar sull’aggiudicazione
Il consorzio Ciro Menotti di Ravenna contesta l’affidamento dell’intervento da quasi 10 milioni all’associazione temporanea di impresa fra MBF e Sacaim, ditta che ha restaurato La Fenice
LUCCA
Guerra per l’appalto di trasformazione della ex Manifattura Tabacchi. Il consorzio nazionale cooperative di produzione e lavoro Ciro Menotti di Ravenna impugna l’assegnazione dell’intervento di riqualificazione da circa 10 milioni di euro all’associazione temporanea di impresa fra la ditta S.a.c.a.i.m. (che ha restaurato il teatro La Fenice di Venezia) e M. B. F. edilizia spa.
Il consorzio ravennate chiede l’annullamento (previa sospensiva) dell’affidamento dei lavori all’associazione temporanea di impresa che si è aggiudicata l’appalto proponendo un ribasso del 31,12% sulla base d’asta. E reclama di essere proclamato aggiudicatario, a propria volta, del più importante intervento di recupero inserito nel Piuss “Lucca dentro”, piano di riqualificazione urbana sostenibile del centro storico, finanziato (al 60%) dall’Unione Europea.
Il contenzioso. Il 15 febbraio davanti al Tar si discuterà il ricorso che, spiega il consorzio Menotti, punta a dimostrare l’illegittimità dell’assegnazione dell’appalto per due motivi: il primo è una presunta irregolarità sulla posizione di uno dei professionisti (un ingegnere) del pool che, per conto dell’associazione temporanea di impresa, dovrà redigere il progetto esecutivo della nuova Manifattura; il secondo riguarda una presunta irregolarità sulla fidejussione da presentare come garanzia per la realizzazione dell’intervento.
«A nostro avviso - sostiene il consorzio di Ravenna - c nella documentazione presentata dall’Ati vincitrice della gara ci sono irregolarità tali da obbligare il Comune a revocare l’affidamento. La prima riguarda un professionista che non risulterebbe essere stato in regola con i versamenti previdenziali al momento della presentazione dell’offerta per questo appalto. Per la precisione, ci risulterebbe che questo professionista abbia regolarizzato la propria posizione con Inarcassa (l’istituto previdenziale di architetti e ingegneri) con un versamento di 7.500 euro effettuato fra l’aggiudicazione provvisoria dei lavori e quella definitiva, avvenuta a cavallo delle festività natalizie».
L’altra contestazione avanzata dal consorzio - dicono da Ravenna - riguarderebbe una firma mancante sulla fidejussione richiesta ai partecipanti all’appalto. «Quando abbiamo saputo gli esiti della gara - insiste il consorzio - abbiamo subito chiesto di accedere agli atti; di fotocopie abbiamo speso 500 euro. Insieme ai nostri legali e tecnici abbiamo vagliato tutto il materiale e siamo giunti alla conclusione che le illigittimità da noi rilevate costituiscano motivi sufficienti per la revoca dell’appalto e per l’aggiudicazione a noi che siamo arrivati secondi. Comunque, sarà il Tar a valutare il ricorso».
La difesa. Il Comune non sembra preoccupato da questo ricorso. Il dirigente responsabile del Piuss (e relativi appalti), l’architetto Mauro Di Bugno, ha già fornito all’amministrazione comunale una relazione nella quale esclude che ci siano illegittimità nella procedura di aggiudicazione o negli atti che hanno portato a proclamare Sacaim e Mbf vincitrice della gara per la trasformazione di una porzione della ex Manifattura.
In primo luogo - ribadisce il Comune - la posizione previdenziale del progettista, contestata dal consorzio di Ravenna, sarebbe regolare: l’ingegnere avrebbe saldato la pendenza con Inarcassa, rateizzando il pagamento. E la regolarizzazione sarebbe avvenuta prima della partecipazione alla gara d’appalto.
Riguardo al resto della documentazione, il Comune insiste che non manca niente. Che ci sono fogli e firme richieste, come avrebbe appurato la commissione di gara. Da qui la decisione dell’amministrazione di costituirsi davanti al Tar, affidando la difesa all’avvocato Giuseppe Stancanelli.
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