Attenzione
Morto Malfatti, il decano dei calciatori rossoneri
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LUCCA
Stavolta il Generale Inverno ha avuto ragione sui suoi garretti d’acciaio. Lui reduce dalla campagna di Russia e tra i pochi fanti della divisione Cuneense a tornare a casa non ha superato le temperature polari di questi giorni che hanno messo ko l’Italia e una bronchite se l’è portato via. E’ morto a 92 anni e 10 mesi Arialdo Malfatti, attaccante di belle speranze della Lucchese nelle stagioni 1940-41 e 1941-42 (8 presenze in serie B), il decano dei giocatori rossoneri cresciuto alla corte del maestro Egri Erbstein, il primo tecnico a portare in serie A la vecchia Pantera. Con lui scompare l’ultimo testimone di un’epoca pionieristica dove i guadagni erano modesti e la passione prevaleva sull’interesse. Lucido e attivo sino a dieci giorni prima del ricovero in ospedale - sempre davanti alla tv per assistere alle partite della Fiorentina e sull’emittente locale a quella della sua Lucchese - Malfatti era stato uno dei protagonisti alla festa del Centenario nel 2005. Premiato dal sindaco di Capannori, Giorgio Del Ghingaro, con una targa ricordo nell’happening svoltosi qualche mese dopo alla palestra della media Pea. Sì, perchè Arialdo Malfatti ha vissuto sempre a Santa Margherita dove era conosciuto e stimato vista la grande partecipazione ai funerali svoltisi ieri pomeriggio alle 15,30 nella chiesa del paese e celebrati da don Vittorio Martini. Una storia incredibile la sua: da giovane promessa del calcio lucchese a soldato spedito sul fronte russo durante la Seconda Guerra Mondiale. «Mi salvai grazie ai durissimi allenamenti imposti dai tecnici rossoneri Erbstein, Bonino e Kutik dalle giovanili alla prima squadra. - raccontava nelle interviste - Ci facevano correre per ore e ore. E così tra la neve,il gelo e il dramma dei compagni che morivano accanto a me camminai per tre giorni e tre notti riuscendo ad arrivare vivo alle nostre linee a Donetsk: un migliaio di chilometri percorsi con una temperatura di 20-25 gradi sottozero». Da lì il soldato Malfatti fu mandato prima in Campania e poi in Sicilia dove fu fatto prigioniero dagli inglesi e portato in un campo di concentramento a Tunisi. Tornò a casa due anni e dopo e riprese a giocare. Ma ormai gli anni migliori per giocare a calcio se n’erano andati. La passione però rimase tanto che militò in formazioni minori: Vigor Fucecchio, Lamporecchio, Pescia, Calzaturieri. Sino a 70 anni gestì il bar vicino al ponte dell’autostrada tra S. Margherita e Pieve S. Paolo. Emozionante l’abbraccio nel 2006 con i reduci Lelio Catelli e Marcello Bonaccorsi (oltre 240 anni tre) che lo hanno preceduto nel cammino terreno. Malfatti lascia la moglie Giuseppina Luporini e la figlia Lucrezia che lo hanno assistito sino alla fine. Addio Arialdo ci piace immaginarti sui prati celesti a tirar calci ad una sfera di cuoio duettando con Turchi, Michelini, Coppa, Dossena, Azzimonti e i tanti campioni del passato che onorarono la maglia rossonera.
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