Il dolore
Cartiere chiuse, rabbia degli industriali
Una quindicina le aziende ferme per lo stop al gas, 1.400 lavoratori in ferie. A Roma si tratta per non prolungare la misura
LUCCA
C’è poco da fare. Il freddo è il protagonista indiscusso di questo inverno e ora rischia di imporre uno stop più lungo del previsto anche alle cartiere. Sono una quindicina le aziende del territorio che ormai da più di 48 ore hanno dovuto staccare i rifornimenti di gas e bloccare la produzione, in virtù dell’accordo stipulato con il ministero dello sviluppo economico sulla “interrompibilità”.
Sofas, Delicarta, Tronchetti e le cartiere del gruppo Pasquini hanno sottoscritto – insieme ad altre – un contratto con il dicastero che le obbliga a ridurre parte dei consumi di gas a fronte di una remunerazione per questa disponibilità.
La clausola è scattata due giorni fa, allorché il ministro Passera ha disposto l’applicazione delle misure di contenimento del consumo di gas fino a sabato mattina. Una misura resa necessaria dalla diminuzione delle forniture dalla Russia e dall’aumento dei consumi domestici, dovuti al grande freddo di questo inverno. Negli ultimi due giorni, infatti, la domanda di gas è praticamente raddoppiata: in una città media come Pisa, venerdì sono stati consumati circa 1milione e 400mila metri cubi di gas, mentre un anno prima ne erano stati consumati 700mila. Stessa cosa per Firenze, dove si sono bruciati in un paio di giorni tre milioni di metri cubi, un milione in più dell'anno passato. Lo stop dovrebbe finire sabato, ma c’è il rischio che possa prolungarsi ulteriormente a causa dei picchi di consumo di questi giorni.
Intanto, si calcola in circa 15 milioni di metri cubi il risparmio ottenuto con queste fermate, senza le quali il Paese avrebbe rischiato un blackout dal quale sarebbe stato difficile rialzarsi. In ogni caso, per ridurre al minimo tali misure il Ministero ha disposto il riavvio delle centrali Enel ad olio combustibile di Piombino e di Livorno, già in funzione da ieri mattina.
La questione ha anche un risvolto occupazionale: sono circa 1.400 gli addetti delle cartiere che in questi giorni di stop alla produzione vengono messi in ferie o impiegati in lavori di manutenzione e ripulitura degli impianti. «Al momento – spiegano dai sindacati Fabio Graziani (Cgil) e Walter Fattore (Cisl) – nessuno è in cassa integrazione ordinaria: questa può essere richiesta solo dopo aver smaltito le ferie maturate e non godute nell'anno precedente. Se lo stop dovesse finire sabato non ci sarebbero particolari problemi, per cui aspettiamo». Solo alcuni lavoratori della ex Georgia Pacific, la cartiera di Castelnuovo di recente acquisita dal gruppo Luccart sono in cassa integrazione, ma qui la questione non è legata direttamente al razionamento del gas. A Roma, intanto, si tratta con il ministero per far sì che il contenimento non sia prolungato oltre sabato.
Sulla vicenda interviene anche la politica. Il senatore del Pd Andrea Marcucci chiede al ministro Passera «che non vi siano nella prossima settimana nuove chiamate a riduzione» aggiungendo che «ci sono nuovi progetti di rigassificatori, di cui uno in Toscana, che vanno portati a termine, per avere una reale diversificazione e per non essere più succubi dei contratti a lunga scadenza con Russia e Algeria». Anche il Pdl interviene per bocca del consigliere regionale Nicola Nascosti: «Finalmente anche una parte autorevole del centrosinistra riafferma con forza la necessità di costruire impianti di rigassificazione che possano garantire un approvvigionamento differenziato senza timori per avversità atmosferiche o contrasti internazionali».
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