Il Tirreno

Lucca

Manca il gas e chiudono le cartiere

Duccio Casini
Manca il gas e chiudono le cartiere

Attività sospesa o ridotta fino alle 6 di sabato mattina. Molte maestranze in cassa integrazione per questi giorni

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Dalle ciminiere non esce più il fumo. Il cielo sopra le zone industriali è stranamente pulito. E’ la conseguenza dello stop (in alcuni casi totale) alle cartiere. Almeno a quelle - e in Lucchesia sono la maggioranza - che hanno stipulato il contratto di interrompibilità della fornitura di metano in base al quale in situazioni di emergenza dal 6 febbraio al 1 aprile le aziende offrono la disponibilità a ridurre i consumi. E’ la conseguenza dei tagli nelle forniture di gas dalla Russia. E così da ieri fino alle 6 di sabato la gran parte delle cartiere lucchesi (comprese le cartotecniche) sono ferme. Impossibile al momento quantificare il numero delle fabbriche interessate: qualcosa dovrebbe comunicare stamani l’Associazione degli industriali, che ieri non ha inteso dare alcuna informazione al riguardo. Neppure sul numero delle maestranze coinvolte.

Di certo c’è che molti lavoratori sono stati collocati temporaneamente in cassa integrazione.

In altri casi le aziende hanno chiesto ai dipendenti di usufruire delle ferie arretrate e non ancora godute.

A giudizio dell’assessore provinciale allo sviluppo economico, Francesco Bambini, «i grandi consumatori di metano hanno aderito all’invito di ridurre i consumi». Le cartiere più grandi sono chiuse, altre hanno rallentato o fortemente diminuito la produzione.

In Italia sono circa 2000 le imprese che hanno accettato al programma ministeriale di interrompibilità, che può essere totale o parziale. E’ una scelta dell’azienda. Chi aderisce, in cambio ottiene una remunerazione.

«Ma un blocco prolungato - dice l’ingegner Paolo Culicchi, presidente di Assocarta e del Consorzio Gas Intensive - ha tra le conseguenze anche di vanificare il vantaggio economico previsto».

A subire l’impatto della riduzione dei consumi sono i cosiddetti settori “energivori”: da noi, in particolare le cartiere.

Su scala nazionale il beneficio previsto è di 15,6 milioni di metri cubi di minori consumi di gas metano, quindi poco meno del 4 per cento delle previsioni odierne per la rete.

Le imprese nutrono dubbi sull’efficacia del provvedimento. Spiega ancora l’ingegner Culicchi, che tra l’altro ieri ha scritto al ministro Corrado Passera chiedendogli un incontro a stretto giro di posta:

«Veniamo fuori dallo sciopero dei tir, poi ci sono state le nevicate e le ingiunzioni dei prefetti che hanno bloccato la circolazione dei mezzi oltre 3,5 tonnellate. Tutto questo - afferma Culicchi lamentando i problemi delle industrie di settore - ha creato problemi nella consegna delle materie prime, ai quali si aggiungono ora anche i distacchi».

«L'ordine di fermata agli impianti non ha rispettato i tempi previsti e ha causato gravi problemi pratici alle aziende - aggiunge il presidente del Consorzio Gas Intensive -. Il termine di tempo di 24 ore per il preavviso, previsto contrattualmente, ha delle motivazioni pratiche importanti, è necessario infatti anche per mettere in sicurezza gli impianti e non esporli al rischio di gelate».

Inoltre, afferma ancora Culicchi, «le condizioni non sono quelle giustificano, come prima mossa, l’interruzione della fornitura alle imprese. Ci sembra prioritario intervenire sulle riserve che sono a disposizione e organizzarsi per avere una gestione ottimale delle infrastrutture. Una questione davvero molto importante, dal momento che se ne sta parlando nel Decreto Liberalizzazioni».

Una accurata gestione delle forniture, degli stoccaggi e delle infrastrutture secondo il presidente del Consorzio Gas Intensive potrebbe risolvere a monte il problema, invece di scaricarlo sulle aziende. «Magari sarebbe meglio risparmiare sul riscaldamentoi negli uffici pubblici: in certi luoghi la temperatura è insopportabile. Uno spreco inaccettabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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