Proteste
Muore dopo l’incendio della roulotte
E’ un uomo di 60 anni: finito in ospedale con ustioni di 3° e 4° grado, aveva respirato il fumo denso riportando gravi danni
LUCCA
Un’altra vittima dell’ondata di gelo. All’ospedale di Cisanello è morto il rom che il 29 gennaio era rimasto ustionato alla gamba e al piede destro dall’incendio della sua roulotte, parcheggiata al campo nomadi di via delle Tagliate, che aveva preso fuoco ed era stata distrutta dalle fiamme a causa di un corto circuito della stufetta a gas con la quale l’uomo si riscaldava, cercando di sottrarsi al grande freddo.
Al Centro Ustioni Pietro Piras, che il 21 giugno avrebbe compiuto 60 anni, non ce l’ha fatta.
Non è da escludere che gli sia stato fatale inalare il denso fumo che aveva invaso la roulotte, provocandogli danni all’apparato respiratorio. Un quadro clinico andato peggiorando con il trascorrere dei giorni e che ne ha minato irreparabilmente il fisico debilitato dalle profonde ustioni di terzo e quarto grado.Il sostituto procuratore Enrico Corucci non ha disposto l’autopsia e la salma è adesso a disposizione dei familiari per i funerali.
Al momento dei soccorsi e del trasferimento al Campo di Marte, Piras aveva accusato un collasso cardiocircolatorio dovuto al fatto che aveva respirato il fumo.
I medici ne avevano disposto il trasferimento a Cisanello dove opera una equipe di alto livello specializzata nella cura delle lesioni cutanee dovute alle ustioni.
Del resto, l'inalazione di fumi, frequente durante gli incendi, è responsabile di un alto tasso di mortalità iniziale legata soprattutto agli effetti sistemici di due componenti soffocanti spesso presenti nei gas inalati: il monossido di carbonio e i cianuri.
Le lesioni respiratorie indotte dall'inalazione di fumi, in particolare le ustioni respiratorie, rappresentano un fattore sfavorevole che aggrava molto nettamente la mortalità susseguente in presenza di ustioni cutanee.
Domenica in via Cantore, a due passi dalle Mura, era stato trovato privo di vita un cingalese clandestino, sposato e padre di tre figli, morto assiderato tra le lapidi e sotto la tettoia di un azienda di marmi e graniti di fronte al pub l’Ottavo Nano e a 20 metri dalla Snai.
La vittima era Fernando Warnakulasria, 38 anni, nativo dello Sri Lanka e per anni residente vicino ad Amsterdam in Olanda dove lavorava in un ristorante.
Il cingalese era disteso su una tavola di compensato adoperata come giaciglio e con indosso un giubbotto liso e un paio di pantaloni di lana. In tasca un portafogli vuoto.
A ripararlo dal gelo polare (nella notte la temperatura è scesa sino a 4-5 gradi sotto zero) la tettoia in ondulato dell’azienda a conduzione familiare e dei cartoni utilizzati come coperte. (d.c.)
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