Il Tirreno

Lucca

La crisi c’è, in tre anni muoiono 588 ditte

Il report di Cna fornisce anche dati positivi: riguardano le aziende di servizi alle imprese, che aumentano del 32,3%

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di Alessandro Petrini

LUCCA

La crisi c’è e le aziende non se la sono ancora messa alle spalle. La presentazione del rapporto economico della Cna sul primo semestre del 2011 mette in evidenza soprattutto questo. E se da una parte i segnali incoraggianti non mancano – come i dati sugli investimenti che si sono raddoppiati rispetto al 2010 – è lo stesso presidente provinciale dell’associazione, Ugo Da Prato, a invitare a non abbassare le difese perché ci troviamo ancora nel bel mezzo della tempesta e il trend per la seconda parte del 2011 non è positivo. Basti vedere l’anagrafica delle imprese e pensare che rispetto al 2008 in provincia di Lucca hanno chiuso le saracinesche 588 aziende. 246 tra il solo 2010 e 2011 su un totale di 14.159 imprese. Ciò che impressiona di più è il dato sugli investimenti, che fa segnare un incremento del 100,2% nei i primi sei mesi del 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010. Le imprese artigiane quindi sono tornate a investire per essere pronte alla competizione internazionale. «Il dato interessante – analizza Da Prato – è che non si tratta di investimenti per la ristrutturazione finanziaria».

L’analisi. I numeri positivi nel fatturato non mancano. A partire dalla metalmeccanica che fa segnare un incremento del 4,6% e dell’alimentare con il 15,4%. Una nuova tendenza tutta lucchese sembra invece essere quella dei servizi per le imprese, un settore relativamente giovane che qui è cresciuto del 32,3% rispetto al 2,9% provinciale. Guardando agli altri comparti reggono le costruzioni (-1,2%) che comprendono al loro interno anche il lapideo, e il manifatturiero(+0,4%) dove troviamo anche nautica e in generale tutti i settori con alta propensione all’export. In difficoltà invece i servizi (-15,4%) fortemente penalizzati dalla voce trasporti (-33%) e dalla cattivissima performance del tessile-calzaturiero (-26,6%) e delle riparazioni (-12,3%). Numeri negativi che però dimostrano come l’artigianato sia stato in grado di sopportare, almeno in parte, l’urto prolungato della crisi internazionale e delle difficoltà strutturali interne. Per le aziende artigiane e le piccole e medie imprese la fase successiva alla crisi non è ancora iniziata ma i segnali, se pur deboli, devono essere letti in chiave ottimistica. Complessivamente l’artigianato in provincia di Lucca ha prodotto nel primo semestre del 2011 un volume di affari di 255 milioni di euro, 11 milioni in meno circa rispetto allo stesso periodo dell’anno (-4,2%). L’altro dato sensibile è il peso del mondo artigiano per meglio comprenderne la strategica importanza. «Il 36% dell’intera economia – spiega Stephano Tesi, direttore provinciale Cna – e il 20% degli occupati, pari a 25mila addetti».

Retribuzioni e consumi. In frenata le retribuzioni (-24,5%), ovvero «quanto costa il lavoro per le imprese» ha spiegato Tesi, e i consumi (-11,3%) che invece rappresentano quando un’azienda spende. I due indicatori, indici di benessere aziendale, sono molto peggiori rispetto alla media regionale. «Il dato sulle retribuzioni – conclude Tesi – è frutto del restringimento dell’occupazione: licenziamenti ma anche i contratti a termine non rinnovati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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