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LE STORIE

Con 39,5 anni di contributi niente certezze sul congedo

Ha versato 39 anni e mezzo di contributi, ma non sa quando potrà andare in pensione. L’unica via che gli resta è il contenzioso. Altri modi non ce ne sono per un autista della Lazzi

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Ha versato 39 anni e mezzo di contributi, ma non sa quando potrà andare in pensione. L’unica via che gli resta è il contenzioso. Altri modi non ce ne sono per un autista della Lazzi, assistito dalla Cisl.

La sua storia - ammette Luca Andreozzi, responsabile di Inas Cisl - è incredibile. «L’ autista - spiega - ha 39 anni e mezzo di contributi. Per poter maturare il diritto alla pensione, oggi deve arrivare a 42 anni e un mese di contribuzione. Solo che l’azienda lo dovrebbe mettere in cassa integrazione in un momento nel quale, oltretutto, gli è stato revocato il patentino da autista per una malattia professionale». Il problema, però, è che l’Inail gli ha respinto una prima domanda di invalidità «nonostante l’ente svizzero per il quale in passato ha lavorato lo avesse già riconosciuto come inabile a svolgere determinate mansioni. In Italia, invece, non ce l’ha fatta». Di fronte al primo diniego dell’Inail, la Cisl ha presentato ricorso. Se venisse respinta anche questa seconda richiesta «non ci resterebbe che andare in causa. Come abbiamo fatto anche per il mancato riconoscimento del lavoro usurante, anche se quello dell’autista è considerato un impiego di questo tipo». Il problema vero, però, è come agire nel caso in cui «l’azienda lo metta in cassa integrazione e non ci sia modo di versare i contributi per maturare la pensione».

Un caso complicato, dunque. Ma non isolato. Lo sa bene l’architetto che si è rivolto alla Cisl per riuscire a capire se, quanto e quando potrà riscuotere la pensione. «Il professionista - racconta Andreozzi - ha 18 anni e mezzo di contributi versati con l’Inps. Non può, però, arrivare a 20 con i contributi volontari perché sta versando i contributi a Inarcassa, la previdenza di categoria. Allora ha richiesto all’Inps il conto per la ricongiunzione: dovrebbe pagare 46mila euro». L’alternativa, per l’architetto 63enne - prosegue Andreozzi - è chiedere la “totalizzazione”: chiedere, insomma, che «gli vengano conteggiati insieme i versamenti effettuati all’Inps e all’Inarcassa. Per ottenere questo trattamento, però, deve accettare di riscuotere la pensione con il sistema contributivo, invece che retributivo, rinunciando a molti soldi». Per tirare un po’ su la cifra, l’architetto potrebbe infilare nel calderone della “totalizzazione” anche i 13 anni e mezzo di contributi versati, da rappresentante, all’Enasarco. Ma l’Inps non glieli accetta. «Per questo - conclude Andreozzi - abbiamo presentato un quesito al ministero. Che ci ha risposto che l’operazione dovrebbe essere ammissibile. Ma ammette che se l’Inps la respinge abbiamo una sola strada: impugnare il diniego e avviare un contenzioso». Malgrado i 39 anni e mezzo di contributi versati.(i.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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